Palazzo Vecchio, Firenze

Firenze, cultura e città tra ottocento e novecento

La cultura fiorentina del Novecento offre contributi importanti in campo letterario

Dopo il piano e le realizzazioni di Giuseppe Poggi per Firenze capitale d'Italia (1864-70) - dalla demolizione delle mura per creare i viali di circonvallazione alla creazione del Viale Dei Colli e del Piazzale Michelangelo, all’avvio dell’edificazione di nuovi quartieri residenziali all’interno del limite dei viali (quello della Mattonaia, intorno a Piazza dell’Indipendenza e quello del Maglio, intorno a piazza d’Azeglio) e al di là di esso (Savonarola, San Jacopino, Piagentina) - e dopo gli sventramenti del centro urbano intorno al Mercato Vecchio (1885-89) per creare la grande piazza Vittorio Emanuele II (oggi della Repubblica) e costruire edifici destinati prevalentemente a uffici avviando il processo di terziarizzazione del centro, nei primi decenni del Novecento, ancora sulla base del piano regolatore del Poggi, la città di Firenze si espande a macchia d’olio fino ai piedi delle colline: ad ovest fino a via Vittorio Emanuele II, ad est fino al viale Volta, di là d’Arno lungo la direttrice della via Pisana oltre il Pignone, dove la Fonderia costituisce il primo nucleo industriale con relative residenze operaie.

Fino alla prima guerra mondiale i problemi della città sembrano accumularsi senza tangibili interventi dell’amministrazione pubblica. Sul piano sociale si rileva lo sviluppo del movimento operaio in difesa di una classe che vive in condizioni durissime. Dal 1890 al 1915 la popolazione cresce e si costruiscono circa 2000 abitazioni popolari. I cosiddetti ‘trenini’ (edifici residenziali borghesi a due piani a schiera) da Ricorboli a San Gervasio, dalla valletta del Mugnone a San Jacopino e Rifredi, sono una versione abbastanza provinciale di tipologie contemporanee europee.

Nel primo quindicennio del secolo si manifestano diverse iniziative nel campo dell’edilizia ‘popolare’. E’ chiara l’intenzione di utilizzare le aree ai margini della città murata; infatti gli interventi sono concentrati in tre zone, fuori la Porta San Frediano, fuori la Porta San Niccolò e intorno a San Jacopino. Le zone delle Cure e di San Gervasio, dove contemporaneamente si sviluppa l’edificazione, sono riservate alle classi medie e agiate.

Nel 1909 viene fondato lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, suscitando dure reazioni da parte dei socialisti, che criticano il ‘carattere filantropico-lucrativo’ dell’iniziativa. Nel 1927 nasce, per iniziativa della Federazione Provinciale Combattenti, l’Encep, Ente Nazionale Case Economiche Popolari, che ha per scopo la costruzione di alloggi destinati esclusivamente agli associati.

Entro il 1938 tale ente costruisce 515 alloggi. Nel periodo del fascismo, fra il 1923 e il 1932, lo Iacp costruisce 1556 alloggi, soprattutto ‘casamenti isolati’ e a ‘blocco chiuso’, sempre in zone periferiche e soltanto più tardi essi sono stati assorbiti nel tessuto urbano in espansione. Nel primo Novecento opera a Firenze l’architetto Giovanni Michelazzi.

La cultura fiorentina del Novecento offre contributi importanti in campo letterario, trovando uno strumento ideale nelle riviste: ‘Leonardo’ (1903), ‘La Voce’ (1909), ‘Lacerba’ (fondata nel 1913 da Ardengo Soffici e Giovanni Papini), ‘Il Selvaggio’ (1924), ‘Solaria’ (1925), ‘Il Frontespizio’ (1929). Più tardi verranno fondate a Firenze ‘La Critica d’arte’ (1935), ‘Paragone’ (1950), ‘Commentari’ (1950), ‘sele ARTE’ (1952), ‘Prospettiva’ (1975) . Inoltre Firenze assume un ruolo di primo piano nel panorama nazionale dell’editoria, grazie alla presenza delle case editrici Vallecchi, Le Monnier, La Nuova Italia, Sansoni, Marzocco, Olschki.

Alcune delle riviste citate assumono grande rilievo nella storia della letteratura italiana moderna, anche nel contesto della cultura internazionale. Tra il 1910 e il ‘20 i redattori di ‘La Voce’ e di ‘Lacerba’ e tutti gli altri rappresentanti più vivi della cultura del momento si ritrovano a scambiare idee nel famoso caffè ‘Giubbe Rosse’ nell'attuale piazza della Repubblica. Sulle riviste di Firenze scrivono i più importanti romanzieri e pensatori contemporanei, fra i quali Aldo Palazzeschi, Emilio Cecchi, Vasco Pratolini.