Maestà, Lippo Memmi

Artisti in Val d'Elsa

La Val d’Elsa è una sorta di libro aperto sulla storia dell’arte dal medioevo alla nostra contemporaneità. Percorrerla è un suggestivo viaggio del bello e delle percezioni

Un viaggio che parte alla fine del tredicesimo secolo con l’estro di Arnolfo di Cambio , tra i maggiori artisti toscani, ma forse meno celebrato di altri perché per decenni soggiornò a Roma. Eppure Arnolfo fu prima di Michelangelo, prima di Leonardo, prima del Vasari o dei Sangallo l’artista che seppe unire tecnologia d’architetto, manualità di scultore e abilità di pittore.

Ma oggi è San Gimignano, con le sue svariate istallazioni di artisti contemporanei, a farci riflettere su come l’arte del presente possa convivere con quella antica senza negarla, né offenderla, ma anzi contribuendo a vivificarla. All’interno del Palazzo del Popolo è sicuramente degna di nota la “Maestà” (1317) di Lippo Memmi contenuta all’interno della Sala di Dante, così come, nel Museo Civico e nella Pinacoteca si segnalano gli splendidi dipinti di Coppo di Marcovaldo, Filippino Lippi, Pinturicchio e Benozzo Gozzoli . Nella Basilica di Santa Maria Assunta (XII sec.) spiccano gli affreschi di Scuola Senese, statue lignee di Iacopo della Quercia , oltre a opere di Scuola Fiorentina. La Cappella di Santa Fina è una tra le più significative opere del rinascimento toscano realizzata da Giuliano e Benedetto da Maiano, al cui interno si conservano affreschi di Domenico del Ghirlandaio e dell’allievo Sebastiano Mainardi.

Ad accostare scorci medievali, rinascimentali e contemporanei è poi Colle Val d’Elsa ; si ricordano in particolare gli affreschi di Taddeo di Bartolo, Ridolfo del Ghirlandaio e Alessandro Allori contenuti nella chiesa di S. Agostino, mentre nel Museo Civico e d’Arte Sacra si possono ammirare, oltre a oreficerie, un’emozionante Maestà del Maestro di Badia a Isola, un Crocifisso ligneo di Marco Romano , nonché il Tesoro di Galognano, a testimonianza del passaggio dei Goti in quest’area.

A Casole d’Elsa si segnala il cenotafio di Beltramo Aringhieri, capolavoro gotico di Marco Romano conservato all’interno della Collegiata; una Annunciazione di Rutilio Manetti e un trecentesco Crocifisso ligneo sono invece collocati nel vicino Oratorio. Da non perdere è la suggestiva e sperimentale raccolta del Museo Arte Viva e Galleria del Novecento. Il Museo della Collegiata custodisce, tra le tante opere, una preziosa Madonna a fresco di Scuola Duccesca e la Madonna dell’Umiltà di Domenico di Michelino .

A Poggibonsi antico e nuovo si fondono completamente: presso la Fonte delle Fate, grande abbeveratoio del XIII secolo con sei arcate ogivali di tipo senese, è collocata dal 2000 l’opera di Mimmo Paladino , I Dormienti, 25 sculture tra figure umane, accoccolate in posizioni fetali, e coccodrilli in bronzo, adagiati su lastre depositate nell’acqua.

È la cinquecentesca Collegiata ad essere la principale meta artistica di Radicondoli.
Al suo interno troviamo, infatti, dipinti di alcuni tra i più importanti esponenti della pittura senese, quali Alessandro Casolani e Pietro di Domenico. Del primo autore è la Natività di Gesù e la Morte della Vergine, del secondo è presente la pala raffigurante l’Assunzione della Vergine e la Natività. Quest’ultima opera, realizzata nella seconda metà del ‘400, è caratterizzata da una notevole particolarità, ovvero la netta distinzione tra una parte alta (Assunzione) e una parte bassa (Natività) sopra uno stesso sfondo che fa da collante.
Oltre a questi dipinti sono degni di nota anche: la Madonna col Bambino di Niccolò di Ser Sozzo e la Pieve romanica di S. Simone a una navata, dotata peraltro di un interessante abside,che fa da cappella mortuaria nel cimitero. Ma non vi è solo la Collegiata nel panorama artistico radicondolese, la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria è l’altro luogo da tenere ben presente nel nostro itinerario. Sull’altare maggiore risalta la tela (datata 1607) di Sebastiano Folli. È un dipinto che trasuda una forte teatralità, colori e personaggi sono ottimamente coagulati fra loro e tutto questo ci porta alla mente il tardo manierismo/romano.

Tra le opere di valore artistico contenute all’interno della roccaforte di Monteriggioni, una delle poche città a conservare ancora l’aspetto medievale di un tempo, è senza dubbio da annoverare la Parrocchiale dell’Assunta. La Parrocchiale, edificio in stile romanico/gotico, è situata all’ìnterno della cinta muraria edificata intorno al 1215, nel pieno della politica espansionistica della città di Siena. Il castello di Monteriggioni aveva, infatti, la funzione di sbarrare la strada ai fiorentini durante le molteplici guerre che ebbero luogo in quegli anni. Situato nel comprensorio di Monteriggioni troviamo il Museo d’Arte Sacra del Seminario regionale di Pio XII di Montearioso. Al suo interno opere sacre (XIII – XVIII sec.) come la Madonna del Latte di Ambrogio Lorenzetti, e dipinti di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, Domenico Boccafumi e Maestro d’Ovile. Da non perdere la Chiesa dei Santi Salvatore e Cirino a Badia a Isola nella quale spicca l’Assunzione della Vergine di Vincenzo Tamagni.
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