Alla scoperta del Giubileo in Toscana: Livorno, Massa Marittima e Piombino

L'Anno Santo è l'occasione per visitare alcune delle più belle chiese regionali

In Toscana uno degli itinerari giubilari capaci di combinare al meglio riscoperta del territorio e spiritualità è quello del territorio delle diocesi di Livorno e Massa Marittima-Piombino. In questo tratto di Costa degli Etruschi si trovano infatti autentici gioielli di architettura sacra, come il duomo di San Cerbone di Massa Marittima, e centri di notevole importanza religiosa come il Santuario di Montenero.

 

Inauguriamo la nostra rassegna proprio con la splendida (e, a nostro avviso, non abbastanza celebrata) Cattedrale di Massa Marittima, che sorge alla sommità di una scalinata che si affaccia in diagonale sulla piazza principale della città. L’azzardo, a livello urbanistico, è semplicemente geniale, e l’effetto proposto dalla chiesa che viola le consuete prospettive architettoniche - facendo pensare a un’idea saltata fuori da un quadro di Giorgio de Chirico - ne fanno un esempio forse unico al mondo. La sua costruzione è iniziata nei primi anni dell’XI secolo ma è proceduta a lungo. Già a una prima occhiata appaiono evidenti due stili: il romanico, della fascia più bassa, e il gotico, lo stile in cui nel 1287, per opera di Giovanni Pisano, la Cattedrale fu ampliata e arricchita, sulla facciata, del terzo ordine di colonne ornate da tre guglie.

 

 

Proseguiamo con la chiesa “sorella”, vale a dire la piccola Concattedrale di Sant’Antimo a Piombino, che divide con San Cerbone il ruolo di fulcro della diocesi. Costruito nel 1377, al posto di una chiesa intitolata a san Michele, il Duomo di Piombino venne eretto secondo le forme del gotico senese e fu inizialmente intitolato a sant’Agostino. Numerose modifiche si sono succedute negli anni, fino alle più consistenti ristrutturazioni degli anni Trenta del XX secolo, quando venne risistemata la facciata e venne aggiunta la navata sinistra. Nel frattempo, per via della soppressione della chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali, la cattedrale ne ereditò nome e dedica. Da segnalare il bel mosaico degli anni ’30 che decora la lunetta sopra il portone principale.

 

 

L’ultima “chiesa particolare” della diocesi è anche l’unica in cui verrà spalancata una 'porta santa' isolana in tutta la Toscana. Si tratta della Chiesa della Natività di Portoferraio, da sempre dedicata alla vocazione marinara della città, come testimoniano gli affreschi in cui l’Elba affida la propria navicella a Maria.

 

Passiamo alla provincia (e alla diocesi) di Livorno e in particolare a uno dei colli più gravidi di santità dell’intera regione, parliamo del monte sulle cui pendici sorge il Santuario di Montenero, la cui Madonna è la Patrona della Regione. Le origini del Santuario risalgono alla Pentecoste del 1345 quando, secondo la tradizione, un povero pastore storpio trovò l’immagine miracolosa della Vergine Maria e seguendo un’intuizione la portò sul colle, allora conosciuto come rifugio di briganti e per questo considerato oscuro: un “monte del diavolo”. In ogni caso al di là delle leggende che circondano circa la storia del ritrovamento dell’immagine della Madonna, sembra che l’icona sia comparsa a Montenero in seguito a una rinascita di fervore religioso avvenuta intorno al 1341. Proprio in quell’anno gli abitanti di Livorno, allora poco più di un villaggio, avrebbero organizzato un culto autonomo di immagini sacre, osteggiato però dalle autorità ecclesiastiche. Non è da escludere che davanti a questa ostilità l’immagine sia stata occultata e poi ritrovata vicino al greto del fiume “Ardenzo”, da quel leggendario pastore che la portò in cima al monte per affidarla alla custodia di qualche eremita.

 

 

Concludiamo il pellegrinaggio giubilare sulla Costa degli Etruschi con la Cattedrale di San Francesco a Livorno, quasi completamente ricostruita dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La facciata del Duomo presenta un portico con arcate a tutto sesto, che alcuni attribuiscono a Inigo Jones, padre dell’architettura rinascimentale inglese. Nel dopoguerra furono aggiunti altri due portici più piccoli davanti ai prospetti del transetto, mentre la zona abisidale, già modificata nei primi decenni del Novecento, fu trasformata con la costruzione di una grande esedra affiancata al campanile lì ricostruito.

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