Alla scoperta del Giubileo in Toscana: Arezzo

Per l'Anno della Misericordia ogni diocesi aprirà delle "porte sante" sul suo territorio: occasione perfetta per visitare alcune delle più belle chiese regionali

Tra tutte le province toscane quella che ha maggiormente assecondato la possibilità di diffondere la redenzione in ogni angolo del territorio in occasione del Giubileo della Misericordia è stata Arezzo. Nel territorio aretino sono state infatti individuate addirittura otto “chiese particolari”, templi in cui – come se si varcasse la soglia delle grandi basiliche romane – sarà possibile ricevere l’indulgenza plenaria.

 

Inauguriamo dunque il nostro pellegrinaggio nei luoghi di culto aretini con la Cattedrale dei Santi Donato e Pietro, la cui costruzione fu sancita nel 1277 tramite un decreto che la invocava “a onore di Dio, della Beata Vergine e del patrono san Donato”. Ma il La decisivo all’avvio dei lavori fu la visita del pontefice Gregorio X, che nel dicembre del 1275, di ritorno dal Concilio di Lione – quando era gravemente malato – si fermo in città dove morì il 10 gennaio, lasciando la somma di trenta fiorini d’oro destinati alla nuova Cattedrale. La facciata esterna, rimasta spoglia per secoli, fu sistemata tra il 1900 e il 1914. L’interno, a tre navate, senza transetto, con cinque campate scandite da pilastri a fascio, è caratterizzato da un’abside poligonale. Sono dei veri e propri capolavori le sette vetrate del ciclo del Marcillat, dipinte in due fasi tra il 1516-1517 e il 1522-1524. A lui si devono anche le Storie bibliche, dipinte nelle volte delle prime tre campate della navata centrale, nella prima di quella laterale sinistra e il disegno della scalinata con cui si accede alla basilica. Da segnalare anche quella che probabilmente è l’opera più importante custodita nel Duomo di Arezzo: si tratta dell’affresco della Maddalena di Piero della Francesca, degli anni ‘60 del Quattrocento.

 

 

Rimaniamo ad Arezzo con la "porta santa" della Chiesa di San Francesco, in cui oltre agli affreschi eseguiti da Bicci di Lorenzo e Piero della Francesca su commissione della famiglia Bacci, è sicuramente da segnalare il notevole crocifisso dell’altare – i cui tratti esprimono dolore e rassegnazione – attribuito a Duccio di Buoninsegna e databile probabilmente al 1289.

 

 

Caratteristica della diocesi aretina è quella di aver scelto come “chiese particolari” anche diversi luoghi di culto tra monti e campagne. Primo tra tutti ricordiamo il suggestivo Santuario della Verna, il luogo dove secondo la leggenda San Francesco ricevette le stigmate il 17 settembre 1224. Il Santuario, immerso nella natura delle foreste casentinesi, comprende la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, il corridoio e la Cappella della Sacre Stimmate e la Basilica dedicata a Santa Maria Assunta dove ancora oggi si può ammirare l’Annunciazione, uno dei capolavori dello scultore Andrea della Robbia. Proseguiamo la nostra escursione con la visita al piccolo Eremo di Montecasale a Sansepolcro – a sua volta luogo di primaria importanza per la spiritualità francescana, di cui costituisce uno dei più antichi centri di aggregazione. Nascosto tra le fronde dei boschi casentinesi troviamo ancora un’altra “porta santa”, quella del bel Monastero di Fontebuona a Camaldoli, la cui struttura è caratterizzata da un grande chiostro il cui piano superiore è formato da dei corridoi con volta a botte lungo i quali si aprono le celle dei monaci. Tra le opere d’arte del monastero spiccano sette tavole realizzate da Giorgio Vasari.

 

 

Ci spostiamo quindi a Cortona per passare al Santuario di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio, fondato – secondo la vulgata – per via di un’immagine della Madonna col Bambino (dipinta sulla parete di una vasca per la concia del cuoio), che la domenica di Pasqua del 1484 iniziò a fare miracoli. Quell’icona, venerata come sacra, è ancor oggi visibile sull’altare maggiore del Santuario di Santa Maria delle Grazie. Simile la leggenda che vuole l’effige della Vergine custodita nella piccola chiesa del Santuarrio di Maria del Patrocinio a Castelnuovo Berardenga, ritenuta miracolosa da secoli.

 

 

Concludiamo il nostro breve pellegrinaggio salvifico nelle terre aretine con la Collegiata dei Santi Michele e Giuliano di Castiglion Fiorentino, preceduta da un elegante loggiato completamente restaurato nell’800, ultima delle “chiese giubilari” della Diocesi di Arezzo.

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