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Mark Wallinger al Centro Pecci per l'arte contemporanea

Dal 24 febbraio al 3 giugno a Prato la prima mostra personale dell’artista inglese in Italia

Mark Wallinger è uno dei più importanti artisti contemporanei attivi nel Regno Unito. Noto per la sua ricerca sul tema dell’identità e per aver indagato fin dagli esordi della sua carriera i concetti di potere, autorità, inganno e illusione, l’artista utilizza una grande varietà di mezzi espressivi, spaziando tra pittura, scultura, fotografia, video, installazione e performance. Nel 2007 ha vinto il Turner Prize con l’installazione State Britain, una replica fedele del presidio di protesta messo in atto in Parliament Square a Londra dall’attivista e pacifista Brian Haw. Al Centro Pecci saranno esposte le opere più significative delle varie fasi della carriera di Wallinger, offrendo così la possibilità al pubblico di comprendere la sua pratica artistica. Il percorso espositivo inizia con Ecce Homo (1999-2000), la prima scultura di arte contemporanea ad aver occupato il piedistallo storicamente vuoto di Trafalgar Square a Londra: la figura di un perseguitato tormentato da una corona di spine. In Passport Control (1988), una serie composta dagli ingrandimenti di alcune sue fotografie di passaporti rielaborate con scarabocchi di pennarello e bianchetto, Wallinger affronta direttamente le questioni relative agli stereotipi razziali e culturali. Gli Id Paintings (2015-2016), sono realizzati distribuendo il colore sulla tela attraverso i movimenti spontanei delle mani intinte nella vernice, rimandano al corpo dell’artista stesso: la sua altezza, sommata all’ampiezza delle sue braccia spalancate, determina infatti le dimensioni della tela. Wallinger adotta delle pose simmetriche, in modo che i gesti sulle due metà della superficie pittorica siano speculari, rimandando alla simmetria bilaterale dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, ma anche alle macchie del test di Rorschach. Nella variegata serie Self Portraits (2007-2015) l’artista prende la lettera maiuscola “I” (“IO”), il pronome personale inglese che ognuno utilizza per riferirsi a sé stesso, e cerca di estrarne una forza espressiva. In Shadow Walker (2011), Wallinger ha ripreso la propria ombra che gli si staglia davanti mentre cammina per le strade di Londra, ipotizzando un’esistenza autonoma della sagoma, “reale” tanto quanto il corpo dell’artista che l’ha originata. In MARK (2010), un’operazione di ‘tagging’, Wallinger ripete in vari luoghi della città di Londra il titolo dell’opera, inscrivendolo ripetutamente con un gessetto all’interno della misura standard di un mattone. The Unconscious (2010) è un’installazione costituita da enormi ingrandimenti di fotografie digitali, trovate dall’artista online, che ritraggono delle persone addormentate sui mezzi pubblici. Pietre Prato (2018) è la nuova opera site-specific realizzata in occasione della mostra. Le pietre numerate a mano con il loro intrinseco contrasto tra il lavoro dell’uomo e la monumentale scala temporale della geologia, convogliano riflessioni sulla mortalità e sulle liste degli scomparsi e degli ignoti. A chiudere il percorso espositivo vi sono due imponenti video-documentazioni. Construction Site (2011) segue le operazioni di tre operai edili intenti ad erigere sulla spiaggia una torre di impalcature perfettamente allineata all’orizzonte, che, una volta completata, viene smantellata e riassemblata da capo. In Sleeper (2004) l’artista, indossando un costume da orso, percorre per tutta la notte gli immensi spazi deserti della Neue Nationalgalerie di Berlino.
Quando
Dal 24 feb 2018 
al 03 giu 2018
viale della Repubblica, 277 map
Dove
viale della Repubblica, 277