Villa Crastan
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Villa Crastan

Una villa dalla doppia anima architettonica, figlia dell’Ottocento desideroso di novità e del modernismo novecentesco che recepì in toto le istanze del secolo precedente

Viareggio

Costruita nella seconda metà dell’Ottocento, la villa vive una seconda giovinezza ai primi del Novecento, quando in piena epoca Liberty, nel 1920, subisce un profondo restyling per essere aggiornata alla moda del tempo. Ad intervenire sulle sue per altro lineari fattezze, è Galileo Chini, che trasforma la struttura utilizzando le sue celebri decorazioni in ceramica. Motivi floreali e puttini, insieme ad altri, vanno ad abbellire i prospetti, innestandosi con leggerezza su superfici per altro già lineari e sobrie. In pratica, la villa subisce una profonda modificazione estetica, simile a quella che caratterizzò altri edifici, come ad esempio Villa Sofia. La villa era la residenza estiva della famiglia Crastan di Lucca e, ancora ai giorni nostri, resta uno dei migliori esempi di Liberty presente in Versilia, perfettamente integrata nel contesto generale dove si svilupparono altre ville nello stesso periodo. Richiamandosi, così, allo stile moderno tipico di edifici come il SuperCinema Savoia, il Gran Caffè Margherita e il Duilio 48, Villa Crastan incarna forse l’esempio migliore di edificio prestato alla nuova architettura dei primi del Novecento, figlia del secolo precedente ma capace di adattarsi, grazie all’intervento del Chini, al nuovo gusto estetico. Un cammino comune, per altro, alla maggior parte delle ville e dei palazzi presenti sui lungomare della Versilia, rinati a nuovo splendore grazie all’opera del più famoso ceramista dell’epoca


(Immagini by wikipedia)

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