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Un po' di storia e cultura di Abbadia S. Salvatore

Immersa nella natura, tra borghi e museo c'è uno dei più bei centri turistici dell'Amiata

Abbadia San Salvatore

Il più vicino in linea d'aria alla vetta, è uno dei centri turistici più noti. "La natura vi formò una valletta di circa otto stadi, limitata da aspre rupi. Gli antichi vi costruirono un borgo ben difeso da una fossa piena d'acqua corrente". Così, nei Commentarii di Pio II, è una delle più antiche descrizioni del sito.
Se si arriva dalla Cassia, il primo impatto con Abbadia è quello con un paese moderno, dai larghi viali alberati. Le cose cambiano quando, attraverso il Borgo medievale, si giunge all'Abbazia vera e propria, uno dei luoghi più importanti nella complessa storia della Toscana medievale.

A sud di questa è il Castello, percorso da tre strade più o meno parallele. Qui sono la chiesa di Santa Croce (del 1221, ricostruita nell'Ottocento) e di Sant'Angelo (del 1313, oggi è una casa privata). Da vedere anche il palazzo del Podestà (o di Giustizia), il Palazzo del Popolo, altre costruzioni medievali.
Fuori dalla prima cinta di mura ha aspetto in parte antico anche il Borgo, con la chiesa di San Leonardo, del XIII secolo. All'esterno della parte più antica di Abbadia sono la chiesa della Madonna dei Remedi, del Seicento, che ospita un ciclo di affreschi del Nasini, e quella cinquecentesca della Madonna del Castagno, sulla strada per l'Amiata.

Una stradetta sterrata porta alla rustica chiesetta dell'Ermeta, circondata dal bosco. Ancora più in basso sono la Rupe di Dante (così detta perché il suo profilo ricorda quello del poeta) e la Grotta dell'Arciere.

Alle porte dell'abitato, invece, è il complesso della miniera, sfruttata dal 1897 fino agli anni Settanta. Questa silenziosa testimone delle fatiche di generazioni di minatori di Abbadia è stata trasformata in un Museo Minerario dedicato alla geologia, alla storia dello sfruttamento del minerale, al lavoro in galleria e nell'impianto metallurgico, alla vita quotidiana dei minatori.
Fuori dall'edificio del Museo si può osservare uno dei convogli a scartamento ridotto che venivano utilizzati nelle gallerie.

Il potere dell'Abbazia

Nei suoi primi secoli di vita l'Abbazia del Santissimo Salvatore controllava solo il versante orientale del monte, incluso il tracciato della via Francigena (o Romea) utilizzata dai numerosi pellegrini che scendevano dall'Inghilterra e dalla Francia in direzione di Roma. A fondarla, intorno al 750, fu il nobile longobardo Erfo (secondo la tradizione fu il re Rachis, ricordato da un affresco).

La navata dell'Abbazia è ancora quella consacrata nel 1035 dall'abate Winizo. Ornano le sue severe forme romaniche un grande crocifisso del XII secolo e un affresco (il Martirio di San Bartolomeo) dipinto nel 1694 da Francesco Nasini. Una scalinata porta all'Altare Maggiore, a destra del quale la cappella del Santissimo Salvatore conserva altri affreschi del Nasini, in uno dei quali appare re Rachis.
Straordinaria ed emozionante è la cripta, a croce greca e costruita prima della chiesa. Le sue 36 colonne stupiscono per l'eleganza, le decorazioni, la varietà dei capitelli.

Abbastanza modesti sono i resti del chiostro, da cui si sale al piccolo ma interessante museo dell'Abbazia, che ospita preziose rarità come il busto-reliquiario di San Marco Papa, patrono di Abbadia San Salvatore, eseguito in bronzo dorato nel 1381.
Di grande interesse anche la copia anastatica della Bibbia Amiatina (l'originale è conservato a Firenze), scritta nel monastero inglese di Jarrow a cavallo tra i secoli VI e VII. Accanto al monastero, la Castellina è il nucleo più antico dell'abitato.

Sotto i re Carolingi e gli imperatori Sassoni, l'Abbazia estese il suo potere al versante maremmano dell'Amiata. Più tardi, sotto l'abate Winizo che la diresse nei primi decenni del secolo XI, l'Abbazia divenne la più importante della Toscana, e si affermò anche come centro di grande prestigio spirituale.
In quegli anni iniziarono gli scontri tra i religiosi dell'Amiata e la famiglia degli Aldobrandeschi, signori della Maremma, che contesero a lungo all'Abbazia il controllo della Val d'Orcia, di Radicofani, delle alture di Castell'Azzara e di numerosi paesi ai piedi del vulcano.
Passata nel 1228 dai Benedettini ai Cistercensi, l'Abbazia perdette nel 1299 il suo potere temporale. Nel 1782 fu soppressa dal Granduca di Toscana, tornò ai monaci solo nel 1939 ed oggi è nuovamente occupata dai Cistercensi.

(Articolo a cura dell' APT dell' Amiata)

Abbadia San Salvatore
Dall'antichissima Abbazia al Museo minerario, alla scoperta di uno dei borghi più suggestivi del Monte Amiata
La bella Abbadia San Salvatore è in linea d’aria il centro più vicino alla vetta del Monte Amiata, nonché uno dei centri turistici più noti della zona. Centro antichissimo nato intorno alla mitica Abbazia di San Salvatore (fondata secondo tradizione nel 762 dal duca longobardo Ratchis), il centro di Abbadia è cresciuto attorno alla sua chiesa non smettendo di perdere importanza. ...
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