Lago Scaffaiolo, sulla Montagna Pistoiese
natureElementi naturalistici

Scaffaiolo: un lago incantato tra le nebbie

Un luogo della Montagna Pistoiese che ha sedotto e incuriosito nei secoli letterati e poeti

Via Corrado Del Greco, 11
Uno specchio d’acqua tra le verdi cime della Montagna Pistoiese, un riflesso del cielo tra gli antichi sentieri che dalla Val di Lima conducevano alla Badia di Nanontola. Il lago Scaffaiolo (lungo duecento metri e largo sessanta all’altezza di circa 1800 metri) ha attratto fin dall’antichità viaggiatori ed escursionisti di ogni tipo.

Boccaccio (vedi Masaniello Gargini, "Scaffaiolo: un lago incantato tra le nebbie", "Microstoria", n° 42, NTE edizioni, luglio-agosto 2005), facendo appello alla sua grande vena immaginifica, racconta a proposito dello “Scaphaiolo”, “lago piccolo” dell’Appennino: “però (come danno testimonianza gli abitatori) se alcuno da per se, over per sorte, sarà che gietti, una pietra o altra in quello, che l’acque mova, subitamente l’aere s’astringe in nebbia e quercie fortissime e li vetusti faggi vicini, e se spezzino o escansi dalle radici. Che potrò dir io degli animali, se alcuni ce ne sono, se gli alberi si rompono, e così la tempesta tutti e tutti i dì nemichevole alquanto persevera”. Boccaccio, che con tutta probabilità non aveva mai visto lo splendido, laghetto riteneva vere le leggende che circolavano sulla montagna e che attribuivano al perturbamento della acque l’origine di molte tempeste.

Lo Scaffaiolo fu meta di un’escursione anche per l’ipocondriaco Giuseppe Giusti, che ne lasciò un ricordo molto vivido in una delle sue lettere: “ci prese una nebbia così folta che non si vedeva di qui e di lì. Addio speranze di veder nascere il sole, addio la bella veduta delle pianure bolognesi e modenesi da un lato e del paesaggio toscano dall’altro (...) E’ strano trovare un lago lassù; ma più curioso è che non vi è pesce né un uccello acquatico, né un segno veruno di vegetazione, neppure un filo d’erba”.

Anche Renato Fucini non mancò di sottolineare la presenza della nebbia e della gelida brezza che soffiava in prossimità del lago. “Un quadro della Groenlandia che non ho mai visto, ma che dev’esser così. Non un albero, non un cespuglio: pietre grigie e tappeti d’erba verde e sottile (il cervino) come un velluto”.

Certamente i prosatori e gli scrittori che abbiamo citato non erano andati allo Scaffaiolo nei mesi estivi. Qui, tra luglio e agosto, ci si può fare una tinterella da far invidia alle più blasonate spiagge italiane.
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