Giotto, Santo Stefano, Collezione Horne
crop_originalOpere d'arte

Santo Stefano, Museo della fondazione Horne, Giotto

Il dipinto, che mostra il Santo a mezza figura, costituiva lo scomparto laterale di polittico e venne comperato a un’asta londinese dal raffinato collezionista e conoscitore inglese Herbert Percy Horne all’inizio del Novecento

Via dè Benci, 6

Con le altre opere della preziosa raccolta, si trova esposto al pubblico, dal 1920, nel bel palazzetto tardoquattrocentesco attribuito al Cronaca. Fu lo stesso acquirente a riconoscerlo come opera di Giotto, anche se gli studiosi tardarono ad accettare l’attribuzione. Per lungo tempo si è ritenuto, seguendo un suggerimento di Roberto Longhi, che esso facesse parte di un polittico a cinque scomparti che aveva al centro la Madonna Goldman della National Gallery of Art di Washington e tra i suoi laterali i Santi Lorenzo e Giovanni evangelista del Musée Jacquemart-André di Chaalis. In realtà, non soltanto le dimensioni e le proporzioni degli scomparti laterali sono soltanto simili, e non identiche, ma la preparazione sotto la foglia d’oro del fondo è in terra verde in questa tavola e rossa, secondo una tecnica più consueta, negli altri scomparti. La rara preparazione verde si ritrova in un altro complesso giottesco, le sette tavolette con Storie di Cristo, oggi disperse fra vari musei che alcuni critici avevano già messo in rapporto con il Santo Stefano. Dopo le osservazioni tecniche già riassunte e il restauro dei dipinti di Chaalis, la critica ha anche saputo individuare le particolarità stilistiche dei vari scomparti. Quest’opera fiorentina si caratterizza per la singolare somiglianza, anche fisiognomica, con le figure della cappella Bardi di Santa Croce, ma anche per la grande finezza decorativa, che sembra quasi dialogare con la pittura senese e con alcune soluzioni di Simone Martini, come dimostrano la dalmatica ricamata d’oro e il ricco messale nelle mani del santo. La datazione più consueta si orienta, come per la cappella Bardi, alla metà degli anni venti del Trecento, anche se il dipinto è stato anche collocato negli ultimi anni di attività del maestro.

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