Pontormo, Deposizione, Chiesa di Santa Felicita
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Pontormo, Deposizione, Chiesa di Santa Felicita

Jacopo Carucci, detto Pontormo, nasce a Pontorme, vicino Empoli nel 1494

Piazza di Santa Felicita, 3

E’ l’epoca della riforma luterana e della rivoluzione copernicana che scardina ogni certezza culturale, religiosa e scientifica garantita dalla visione tolemaica e da quella biblica. In questo contesto socio- politico di guerre, incertezze, cambiamenti profondi si colloca la figura di Jacopo Carucci, detto Pontormo, nato a Pontorme, vicino Empoli nel 1494. Enfant prodige della pittura, lodato da Raffaello, Michelangelo e da Vasari, entra appena quattordicenne nella bottega fiorentina di Mariotto Albertinelli, poi di Piero di Cosimo fino ad approdare in quella di Andrea del Sarto a fianco di Rosso Fiorentino. Nelle prime opere più significative fino alla "Visitazione" affrescata nel 1516 nel chiostro della SS. Annunziata, egli esaspera tuttavia la regola e la perfezione rinascimentale del suo maestro, Andrea del Sarto, introducendo un segno nervoso e vibrante iniziando quel processo di corrosione della dimensione classica che appare già avanzato nella "Pala Pucci" del 1518 in S. Michele Visdomini. Da questo momento il percorso artistico del Pontormo rappresenta la fase più tormentosa del manierismo fiorentino. Per manierismo, si intende quella corrente pittorica che si sviluppa in Italia tra il 1520 e il 1620, e rielabora in maniera profonda i motivi classici, producendo una rottura con gli schemi dell’arte rinascimentale esibendo una molteplicità di maniere che vanno dalla nettezza dei contorni al gusto per le forme geometriche, dalla deformazione espressiva alla crudezza del colore, dalla preziosità e gestualità alla bizzarria e ambiguità. Protetto dai Medici, egli continua a sperimentare forme sempre più raffinate, in una dimensione che negli anni si fa più inquieta, come si legge dal "suo diario" scritto dal 1554 al 1556 "mercoledì stetti peggio che forse 10 volte o più; che a ogni hora bisognava, talchè io ristetti in casa e cenai un poco di minestraccia. el mio Battista andò di fuora la sera e sapeva che io mi sentivo male e non tornò, talchè io la vò tenere a mente sempre". Si tratta di una sorta di calendario scarno, disadorno, essenziale, corredato di alcuni disegni, nel quale descrive i suoi malanni, la sua alimentazione povera e disordinata e la sua ultima opera , gli affreschi del coro di San Lorenzo. Come una serie di ‘scatti’ giornalieri, il diario restituisce l’immagine di un uomo fobico che vive in solitudine, vittima dei suoi tormenti fisici, dal carattere eccentrico, ombroso e stravagante. Infatti, il pittore è solito accedere alla stanza in cui dorme e lavora per mezzo di una scala e una volta salito su, toglie la scala, per evitare di essere disturbato. Nelle sue opere mature le forme dei corpi si allungano e si gonfiano oltre misura, invadendo uno spazio come nella "Deposizione" del 1526- 28 nella chiesa di S. Felicità di Firenze, o nella "Visitazione" alla Pieve di Carmignano, mentre l'astratto colorismo è ormai slegato da qualunque rapporto col reale. L'ultimo approdo della storia del Pontormo sono gli affreschi del coro di S. Lorenzo, commissionati dal duca Cosimo de' Medici negli anni '30, in seguito conclusi dall'amico e allievo Bronzino e distrutti nel 1738 per volere dell'ultimo esponente della casata de' Medici, ne restano solamente numerosi disegni preparatori. Pontormo muore a Firenze il primo gennaio 1557

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