Orcagna, Trittico di San Matteo, Uffizi
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Orcagna, Trittico di San Matteo, Uffizi

Soprannome di una famiglia di artisti di età tardo gotica il cui principale rappresentante è Andrea di Cione

Piazzale degli Uffizi, 6

Attivo a Firenze fra il 1343 (anno in cui risulta iscritto all'Arte dei Medici e speziali) e il 1368 come pittore, scultore e architetto. Andrea e i fratelli Jacopo, Matteo e Nardo (questi ultimi in verità pià artigiani che artisti) sono in quegli anni a capo della principale bottega artistica fiorentina, essendo scomparsi nella peste del 1348 i migliori allievi di Giotto (Maso di Banco, Bernardo Daddi). Andrea Orcagna si trova a raccogliere la triplice eredità di un architetto come Arnolfo di Cambio, di uno scultore come Andrea Pisano e di pittore come Giotto e il suo stile, ispirato a quello di Taddeo Gaddi piuttosto che al "realismo" giottesco, eserciterà una profonda influenza sull'ambiente artistico fiorentino della seconda metà del secolo.
In pittura il suo primo quadro noto, ed il solo che possa essergli attribuito con certezza, è il polittico della Cappella Strozzi in Santa Maria Novella (1354-1357), con il Cristo in gloria tra i Santi, dove il maestro sviluppa uno schema inedito (le figure si dispongono liberamente senza tenere conto della spartizione in cinque scomparti) e mostra un ritorno agli antichi valori grafici, alla linea bizantina, piuttosto che insistere sulla strada di una ricerca del volume e del modellato tracciata da Giotto. Questo diverso atteggiamento mentale è dovuto in parte alla crisi religiosa scatenata dalla terribile "peste nera" del 1348, in parte dalle diverse ricerche compiute in quegli anni da altre scuole pittoriche, come quella senese. Come scultore, la sua principale opera è invece il maestoso Tabernacolo di Orsanmichele (1349-59), destinato a contenere la Madonna delle Grazie (1348), ultima opera di Bernardo Daddi. Si tratta di un altare di marmo a forma di tabernacolo in puro stile gotico-fiorentino, con decorazioni in vetri colorati, bronzo, marmi policromi e, in basso, otto formelle ottagonali con le Storie della Vergine dove è visibile una nuova ambizione plastica e una notevole capacità di collocare le figure nello spazio. Sul retro, un grande bassorilievo comprendente la Morte della Vergine e l'Assunzione in cielo, un'opera potente, che prefigura la scultura fiorentina del Quattrocento, da mettere a confronto con l'identico soggetto realizzato mezzo secolo dopo da Nanni di Banco per il Duomo, la cosiddetta Porta della Mandorla, una delle prime opere del Rinascimento. Fra i personaggi che affollano la Morte della Vergine si riconosce il ritratto dello stesso Orcagna nella figura all'estrema destra, sotto l'albero e con la testa coperta.
Nel 1359-62 Andrea e il fratello Matteo sono chiamati a Orvieto per dirigere i lavori del Duomo ma nel '64 Andrea è già di ritorno ed è impegnato nella decorazione della facciata di Santa Maria del Fiore. Del '68 è l'ultima notizia nota: in quell'anno dipinge una Madonna (oggi perduta) per Orsanmichele. In gran parte perduti sono anche gli affreschi, ricordati dal Ghiberti, in Santa Croce. Qui, sulla parete destra della Basilica, l'Orcagna lascia una grandiosa raffigurazione del Giudizio Universale: il particolare del Trionfo della Morte (conservato oggi nel Museo della chiesa) rende con grande energia il senso della fragilità della vita umana e il sentimento di sgomento che doveva pervadere la città all'indomani della "peste nera" che aveva pià che dimezzato la popolazione della città. Una curiosità: nel gruppo dei tre uomini che guardano un'eclissi di sole quello che si gira mettendosi una mano sugli occhi come abbagliato è probabilmente Taddeo Gaddi. Secondo il Vasari l'Orcagna sarebbe anche autore degli affreschi del Camposanto di Pisa, che raffigurano ancora il Trionfo della Morte e il Giudizio Finale, ma oggi sembra che queste due opere appartengano invece a Francesco Traini.
Come architetto, infine, è suo il progetto per la Loggia di piazza Signoria, detta nel Cinquecento Loggia dei Lanzi, ma la costruzione sarà realizzata solo dopo la sua morte (fra il 1376 e il 1382) dagli allievi Benci di Cione e Simone Talenti.
Tra i suoi fratelli ricordiamo Jacopo di Cione, pittore, morto dopo il 1398, la cui attività si svolge quasi tutta all'ombra del capofamiglia, da cui prende stile e committenti. Fra le sue opere segnaliamo il Trittico di San Matteo (1369, Uffizi), una Incoronazione della Vergine oggi a Londra e una fastosa Pala d'altare eseguita per la chiesa di San Pier Maggiore.
Di Nardo di Cione, scomparso a Firenze nel 1366, si segnala la collaborazione col fratello Andrea negli affreschi del Coro di Santa Maria Novella e in quelli delle navate di Santa Croce, ma la sua opera maggiore è il ciclo con Giudizio, Inferno e Paradiso nella Cappella Strozzi in Santa Maria Novella, realizzato sulla scia giottesca ma molto vicino al gusto senese per la statica bellezza e la ricchezza ornamentale delle figure

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