Museo dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
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Museo dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Con la raccolta di opere d’arte che recentemente è stata realizzata nell’aula capitolare dell’Archicenobio di Monte Oliveto Maggiore, la celebre Abbazia offre un itinerario completo per la comprensione della sua vicenda plurisecolare di casa madre della C

Monte Oliveto Maggiore

È del 1319 la bolla del vescovo di Arezzo che decreta la nascita di una comunità monastica radunatasi in forma eremitica in una zona solitaria vicino a Chiusure, per iniziativa dei nobili senesi Bernardo Tolomei, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, che avevano scelto la regola benedettina, apportandovi però alcune riforme. Il nuovo ordine, che aveva fatto di Monte Oliveto la casa madre, si dffuse ben presto e ricevette l’approvazione definitiva nel 1344 dal papa Clemente VI.

 

La storia dell’Abbazia olivetana è segnata da grandi iniziative culturali ed artistiche, non ultima la costruzione del chiostro grande, avvenuta in tre tempi tra il 1426 e il 1443 e sotto tre abati, superba cornice agli affreschi raffiguranti Episodi della vita di San Benedetto, trentasette grandi scene centinate realizzate da Luca Signorelli e dal Sodoma. I due celebri artisti furono chiamati ad eseguire il ciclo dall’abate Domenico Airoldi di Lecco: fu il Signorelli, nel 1497, ad iniziare questa impresa gigantesca prendendo come punto di partenza alcuni episodi della vita matura di San Benedetto. Il Sodoma, secondo nel lavoro, continuò l’opera, agli inizi del Cinquecento, affrescando la prima parte della vita del Santo e seguendo fedelmente la successione cronologica dei fatti si ricongiunse alla storia celebrata dal suo grande predecessore.
Oltre al celebre ciclo del chiostro, altri capolavori d’arte rendono questa Abbazia unica, come il coro ligneo della chiesa, intagliato ed intarsiato dal “magister lignaminis” Fra Giovanni da Verona, un succedersi affascinante di paesaggi, vasi sacri, uccelli variopinti, strumenti musicali, cittadine, strumenti geometrici, e la biblioteca, recentemente restaurata a seguito del disastroso crollo di alcuni anni fa, un tempo scrigno di manoscritti e incunaboli di raro valore e scriptorium ben organizzato dove furono eseguiti fra gli altri i bellissimi Libri di coro oggi conservati nel Museo della Cattedrale di Chiusi.
A fianco di questi capolavori, l’aula capitolare mostra adesso tesori artistici provenienti sia dall’Archicenobio che dalle chiese sottoposte alla giurisdizione della piccola diocesi olivetana. Un gruppo non molto numeroso, ma di buona qualità che abbraccia un arco di tempo di quasi tre secoli, dal Trecento agli albori del Seicento, e che attesta il gusto raffinato e spesso all’avanguardia della comunità olivetana.
Si parte dal trecentesco piccolo Crocifisso ligneo di Montecontieri (prima metà del XIV sec.), che colpisce per il modellato elegante, morbido, il volto composto in un’espressione di sereno abbandono e che si colloca in quell’evoluzione verso stilemi gotici che ha riscontri e punti di contatto nelle prime esperienze pittoriche di Simone Martini. Di Giovanni di Paolo è la tavola con San Bernardino, dalla canonica di Grossennano. Il Santo, a figura intera, dal volto scavato e dall’espressione fissa quasi assente, tiene in mano il simbolo bernardiniano, in basso un’epigrafe riporta il nome del committente.
Non sappiamo invece quale fosse l’originaria collocazione delle due tavole raffiguranti San Benedetto e un Santo olivetano che – secondo Cecilia Alessi, curatrice dell’allestimento museale – rivelano una profonda vicinanza alla pala dell’Immacolata Concezione del Museo di Buonconvento, eseguita da Bartolomeo di David all’inizio del quarto decennio del Cinquecento. Alcune delle opere esposte sono testimonianza dei lasciti fatti dai monaci e dagli abati, come il Ritratto di Paolo III ed il cardinale Reginaldo Pole, copia da Siciolante da Sermoneta, eseguito presumibilmente nel Cinquecento a Roma come ricordo della tavola conservata nella chiesa olivetana di S. Francesca Romana, mentre dalla collezione dell’abate Domenico Pueroni, fondatore nel 1628 dell’Accademia degli Industriosi, sembrano essere pervenuti il Ritratto di Omero di Pier Francesco Mola, una Madonna col Bambino e i santi Giovannino, Francesco e Caterina da Siena, e la copia della Madonna Horne del Beccafumi.
I rapporti di amicizia stretti fra i monaci ed alcuni pittori determinarono un incremento del patrimonio dell’abbazia, come la piccola tela con San Giuseppe di Luigi Mussini, o due copie di particolari degli affreschi del Sodoma di Antonio Salvetti.
Anche monaci-pittori come Paolo Novelli, oblato olivatano, lasciarono testimonianza del loro soggiorno nell’abbazia affrescando in parte come autore, in parte come capomastro il ciclo di pitture del Refettorio; a lui si deve anche la tela con Sant’Elena che adora la vera Croce, conservata nel Museo.
Assai importanti il gruppo di diciassette acquarelli su carta, esposti in una sala adiacente a quella capitolare, eseguiti nel XVIII secolo e che documentano lo stato del complesso monastico prima della soppressione napoleonica. Completano la raccolta alcune suppellettili, calici, patene, croci, residua testimonianza di quello che in origine doveva essere il patrimonio liturgico di Monte Oliveto Maggiore.

Accesso handicap:
Si

Contatti:

Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Chiusure
ASCIANO (SIENA)
Telefono: 0577 707611
E-mail: abbazia@monteolivetomaggiore.it
http://www.monteolivetomaggiore.it/

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