La civitella
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La Civitella tra storia e leggenda

Storia e descrizione di una struttura fortificata sulle colline metallifere

Roccastrada

La documentazione scritta conosciuta si rivela estremamente avara per la ricostruzione della storia di questa struttura fortificata. Le origini si sfumano nella leggenda secondo la quale la Civitella sarebbe stata costruita a partire dal 1272, a seguito della distruzione del castello di Fornoli, situato nel poggio antistante verso settentrione, nonostante le evidenze materiali potrebbero permettere di risalire fino alla prima metà dello stesso secolo. Il complesso è situato nel Poggio omonimo, un affioramento di trachite isolato e di ridotte dimensioni a 420 s.l.m., a qualche chilometro da Roccastrada., lungo la S.S. Senese Aretina. Si compone di due principali corpi di fabbrica a pianta rettangolare orientati nord-ovest/sud-est, paralleli tra loro e racchiusi da una cinta muraria di forma irregolare a sette lati, che costituisce anche parte degli stessi muri perimetrali. Gli edifici sono entrambi sviluppati su due livelli e si dispongono ai lati di un piccolo cortile. L’insieme, considerate le dimensioni raccolte, assume l’aspetto di una fattoria fortificata più che di un vero e proprio castello. Se si escludono i recenti interventi di restauro ed i danni subiti in occasione del secondo conflitto mondiale, le tre principali costruzioni, risultato di una fase unitaria di progettazione, risultano ben leggibili nelle principali caratteristiche. Tutti gli elementi da costruzione furono realizzati in trachite, eccetto un arco a sesto acuto di grandi dimensioni che si apre nel prospetto est interno al cortile del corpo di fabbrica 1, composto da cunei perfettamente scolpiti in uno splendente travertino. L’analisi di tutte le evidenze murarie ha evidenziato la presenza di un’unica tecnica muraria, impiegata senza distinzioni per la costruzione dei due corpi principali e della cinta muraria, caratterizzata da conci di medie dimensioni sommariamente squadrati e privi di evidenti tracce di lavorazione, posti  in opera per filari orizzontali e paralleli, misti ad altri nei quali il grado di lavorazione è lievemente più vicino alla squadratura. I giunti ed i letti di posa, nei punti in cui si sono conservati con il legante originario, attestano che questo veniva steso in abbondanti quantità che, al momento di porre in opera il concio, rifluivano all’esterno senza essere peraltro rifiniti in alcun modo. Le dimensioni dei conci si modificano soltanto in corrispondenza delle fondazioni, poste a contatto con il locale banco roccioso, crescendo o diminuendo per adattarsi alle irregolarità del terreno. I conci che compongono le angolate si caratterizzano invece per un processo più elaborato di squadratura, che genera spigoli maggiormente evidenziati. Il trattamento delle superfici lapidee evidenzia in tal caso la presenza di un ampio nastrino che riquadra i lati del concio, lasciando in netto rilievo la parte centrale, a costituire una decorazione ‘a bugnato’. Gli strumenti impiegati mostrano la chiara presenza di uno scalpello per la realizzazione del nastrino dei conci e di una subbia per la finitura superficiale. In alcuni casi l’irregolarità del perimetro murario è accentuata dalla presenza di angoli non retti che generano più che angolate in senso canonico, elementi di raccordo ‘a cerniera’ tra una parete e l’altra, anch’essi squadrati con discreta cura.
Oltre che nella fase progettuale, grazie all’armonia costruttiva che l’insieme dimostra, i costruttori mostrarono un’elevata perizia anche in fase esecutiva. Uno dei segni potrebbe essere rappresentato dall’adozione di svariate tipologie di aperture e dalla finezza della loro realizzazione. Il corpo di fabbrica 2, situato più a sud, presenta due aperture nel prospetti esterni, ed almeno altre quattro nel prospetto interno al cortile, coronate da un arco acuto scolpito in un concio monolitico. Il corpo di fabbrica 1, posto ad occidente, è caratterizzato nel fronte interno al cortile dalla presenza del grande arco acuto realizzato in conci di bianco travertino, accanto al quale si apre una piccola monofora con archetto scolpito in un unico concio di trachite. Nei prospetti esterni invece le numerose aperture adottarono la tipologia con architrave massiccio di forma quasi pentagonale, impostato su mensole scolpite con semplice sezione concava, e davanzale aggettante modanato. L’entrata al complesso è oggi situata in corrispondenza dell’angolo sud-est, verosimilmente dove doveva trovarsi anche in origine, nonostante non conservi quasi nulla dei suoi tratti originari.
(Articolo a cura della Comunità Montana Colline Metallifere)

Roccastrada
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