Montalcino  - foto di Andrea Rabissi
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I musei di Montalcino

Un percorso attraverso archeologia, arte medievale e moderna

Montalcino

Negli antichi locali dell'ex convento di Sant'Agostino in Montalcino, trova spazio il Museo Civico e Diocesano, uno dei più importanti musei d'arte medievale e moderna della Provincia di Siena.La collezione offre una panoramica quasi completa della produzione artistica di questo centro toscano. Un trittico ed un polittico documentano che l'influenza del grande caposcuola Duccio di Boninsegna fu molto avvertita, anche quando personalità del calibro di Simone Martini e dei fratelli Lorenzetti mostravano più moderne soluzioni. Di Simone è presente una Madonna col Bambino , mentre un San Pietro ed un San Paolo si dichiarano dell'ultima maniera di Ambrogio Lorenzetti.  La generazione che superò la crisi della Peste nera (1348) è rappresentata da Luca di Tommè ( Madonna col Bambino ), dal cosiddetto “Maestro di Panzano” ( Madonna con Bambino e Santi ) e soprattutto da Bartolo di Fredi che svolse un'intensa attività per le chiese di Montalcino. Spicca il suo complesso e grandioso polittico dedicato all'incoronazione della Madonna ed alle storie della sua vita (1388). Anche l'arte tardo gotica è ben rappresentata da una raffinata Madonna col Bambino di Giovanni di Paolo e da un'altra di Sano di Pietro. La nuova pittura rinascimentale fiorentina si riflette in una Maestà del Vecchietta. Per l'epoca rinascimentale sono presenti una Madonna della Misericordia di Vincenzo Tamagni e una Madonna col Bambino e Santi del più bravo allievo del Beccafumi, Marco Pino. Di particolare importanza per il Museo di Montalcino è il cospicuo nucleo di scultura lignea dipinta. I modi forti ed espressivi di Giovanni Pisano si riflettono in una straordinaria Madonna , mentre un piccolo crocifisso dai tratti sottili ed eleganti realizzato da Giovanni d'Agostino, capomastro del Duomo di Siena, è la trasposizione della pittura di Simone Martini. In scultura documentano l'alto livello dei maestri di legnami senesi della seconda metà del ‘300 due gruppi con l'Annunciazione ed alcuni crocifissi. Di Francesco di Valdambrino risultano un importante San Pietro in cattedra donato a Montalcino da Papa Pio III e un tenero Crocifisso che segna l'apice di questo gentile e raffinato scultore senese, amico e collaboratore di Jacopo della Quercia.Altri dipinti e sculture documentano la produzione tra Manierismo e Controriforma fino al Seicento. Il Museo conserva inoltre un' importante collezione di boccali in maiolica arcaica (prodotti localmente a cavallo tra Duecento e Trecento); una raccolta di paramenti e di oreficeria sacra (dal Cinquecento al Settecento), due volumi miniati della Bibbia Atlantica del XII sec. provenienti dall'Abbazia di Sant'Antimo e due Antifonari miniati del XIII secolo. All’interno della sezione archeologica dei Musei di Montalcino, già preesistente dal 1958, si può ripercorrere la storia archeologica del territorio dalla preistoria  al periodo etrusco.

 

Il materiale esposto è frutto delle ricerche compiute in 60 anni di attività: scavi, recuperi, restauri, valorizzazioni e gelosa custodia di migliaia di reperti.

 

Montalcino è anche uno dei luoghi con il maggiore numero di evidenze archeologiche, attestate sia da scavi fortuiti che da varie ricognizioni effettuate. I rinvenimenti noti attestano la frequentazione antropica già nel paleolitico, infatti un ritrovamento sporadico di un’ amigdala acheuleana di diaspro rosso mostra già la presenza umana durante il paleolitico inferiore. Un sito importante, scoperto nel 1968, datato al paleolitico superiore, in località Vadossi ai piedi della collina montalcinese,  ha restituito oltre 2000 pezzi in selce rossa, marrone, grigia e bianca; gli strumenti più numerosi sono grattatoi e raschiatoi per macellare la selvaggina e conciare le pelli, punte di freccia e lame affilate indispensabili per la caccia, bulini e denticolati utili per incidere e forare il legno.

Nelle Cave di Castelnuovo dell’Abate, loc. Buca di Sant’Antimo, sono stati  recuperati, in una fenditura naturale, reperti che hanno permesso un ritrovamento da ritenersi unico nella preistoria italiana, un esteso villaggio dell’Età del Bronzo (II° millennio a.C.). Gli scavi, permisero di indagare numerose capanne, provviste di focolari, al riparo di speroni rocciosi o piccole cavità. Il villaggio, frequentato per oltre un millennio, era provvisto di una grotta sepolcrale ove veniva praticato il rito funebre della scarnificazione dei cadaveri a mezzo del fuoco. Lo scavo eseguito solo per 6/8 metri di profondità ha restituito una stratigrafia databile dal Neolitico fino all’età del Bronzo, comprendendo utensili in selce ed in osso, manufatti ceramici con decorazione sia incisa che impressa e scheletri di defunti anatomicamente composti con relativi ornamenti. Il pezzo unico è un vaso in ceramica acroma dello stile Serra d’Alto proveniente dalla Puglia con due anse evolute a rocchetto..

Discontinui scavi archeologici e varie ricognizioni archeologiche, documentati a partire dal XVIII secolo, hanno dimostrato l’esistenza di insediamenti etruschi nel territorio. Ricchi e numerosi i reperti: ciotole, orioli, anfore, oinochoe e kylix, la maggior parte provenienti dal  sito di Poggio  Civitella e da tombe rinvenute nella zona. Tra queste l’intero corredo della Tomba detta Fossa del Tesoro di Sant’Angelo in Colle ed alcuni reperti della Buca di Sant’Antimo del IV – III sec a.C. (orecchini, fuseruole, strigili, ciotole, affilatoi). Inoltre si potranno ammirare, reperti del periodo romano, anfore in terracotta del periodo barbarico (VI-VII sec.).

Il Parco archeologico di Poggio Civitella può essere definito naturale appendice della sezione archeologica dei Musei di Montalcino. Il collegamento dei due luoghi permetterà all’utente  di immergersi nel passato partecipando alla costruzione storica del contesto  che ha determinato l’edificazione della fortezza e del villaggio arcaico.

 

www.prolocomontalcino.com

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