Pistoia

Gli “improbabili” nomi delle strade di Pistoia

Oltre all’architettura e agli splendidi monumenti del centro storico, le vie e le piazze di Pistoia offrono ai visitatori molti altri motivi di interesse a partire dalla toponomastica, sicuramente una delle più singolari e stravaganti della Toscana

Alcuni angoli della città portano ancora gli echi delle antiche tenzoni che la funestarono durante il Medioevo: via del Can Bianco si trova nei pressi dell’antica porta Carratica: la storia di questa via si lega alle vicende della famiglia Cancellieri, che in questa parte della città aveva dei possedimenti. Una notte i cittadini di questa contrada furono svegliati dai latrati di un cane: l’animale aveva fiutato i nemici che si stavano avvicinando per attaccare gli abitanti della via. Tutti scesero subito in strada mandando a monte il piano degli aggressori. Nei pressi del canto de’ Rossi, esiste un via “Abbi Pazienza”. La tradizione popolare vuole che questa via abbia preso il nome da un assurdo fatto di sangue, legato sempre al periodo della lotta fra le fazioni. La storia è questa: un uomo nascosto nelle tenebre stava attendendo un nemico per aggredirlo, quando un ignaro passante ebbe la ventura di passargli vicino. L’uomo gli saltò addosso riducendolo in fin di vita. Accortosi dello sbaglio, si scusò dicendo laconicamente: “Abbi pazienza”. Vicino a via Abbi Pazienza c’è via delle Pappe. Niente a che vedere con la cucina e i punti di ristoro: le pappe erano i medicamenti e gli intrugli che venivano somministrati ai malati del vicino ospedale del Ceppo. Si trattava dei ritrovati dal dubbio effetto benefico... ma tant’è, quel che non ti ammazza ti rende più forte. L’ospedale del Ceppo deriva invece il suo nome dalla base di un tronco d’albero nella fessura del quale venivano raccolte le offerte che i cittadini caritatevoli destinavano al mantenimento dell’istituzione pubblica dedita alla cura dei malati e dei poveri. La leggenda vuole che due coniugi pistoiesi, Antimio di Teodoro e sua moglie Bandinella, ricevessero in sogno l’invito a costruire un ospedale in riva alla Brana, nell’area dove avrebbe germogliato un vecchio ceppo. Così avvenne e i due anziani coniugi fecero erigere un oratorio dedicato alla Vergine Assunta e una casetta per ospitare e curare gli ammalati. Via via, sotto la direzione di varie congregazioni religiose, l’ospizio del Ceppo si sviluppò assumendo le dimensioni attuali. Altra via da appuntarsi quando si va a fare un giro a Pistoia è via dell’Acqua: qui esisteva l’unica locanda che nel medioevo poteva offrire il servizio di “acqua in camera.” La tecnologia dell’epoca non metteva a disposizione tubi e sistemi di pompaggio. Tutto veniva fatto a forza di braccia: l’acqua infatti arrivava ai piani superiori grazie ad un secchio legato a una corda che finiva direttamente in un pozzo. Fino a qualche decennio fa a Pistoia esisteva anche il Canto del Pizzicore oggi canto alla Pillotta . Non occorre sforzarsi per capire che tipo di commercio avvenisse in zona e a chi fosse dedicata questa antica contrada. Questa però non era l’unica zona dove i pistoiesi venivano a levarsi certi pruriti. Esisteva come a Firenze una via della Stufa. Scrive lo storico pistoiese Alberto Cipriani: “Nell’attuale piazza degli Ortaggi (o Sala Nuova, perché si era aggiunta quella vecchia) c’era il “luogo comodo” del postribolo, in cui era regolata l’attività delle prostitute. Ma, per i piaceri meno frettolosi e più raffinati, si poteva andare alle “stufe”, bagni pubblici in cui, oltre all’acqua calda, si trovava piacevole compagnia femminile. Tutti stavano a mollo in capaci mastelli, attraverso dei quali si poneva un’asse con sopra stuzzicanti manicaretti: quel che avveniva sott’acqua non è da indagare!”