Gli affreschi dell'oratorio di S. Caterina
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Gli affreschi dell'oratorio di S. Caterina

I dipinti che raffigurano la vita della Santa

Bagno a Ripoli
Sulla strada che da Ponte a Ema conduce a Osteria Nuova, incontriamo l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote, un piccolo edificio in pietra alberese risalente alla seconda metà del Trecento, considerato uno dei gioielli artistici della zona e riportato al suo originario splendore nel 1998 dopo due anni di restauro. L’oratorio, voluto da Alberto degli Alberti e costruito dai figli a partire dal 1354, si presenta con una facciata a capanna, tipica dello stile architettonico del tempo.

L’interno è caratterizzato da un’unica navata, che termina in una scarsella, la parte finale della cappella, rialzata da due gradini, ed è suddiviso in due campate con volte a crociera. Entrando il visitatore rimarrà stupito dall’abbondanza di affreschi che adornano le pareti e le volte della campata più interna fino alla scarsella.

I dipinti, opera del Maestro di Barberino, del suo giovane aiutante Pietro Nelli, e del più famoso Spinello Aretino e ispirati alla narrazione presente della Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, raccontano la vita di Santa Caterina di Alessandria perseguitata dall’Imperatore Massenzio a causa della sua fede cristiana. La leggenda racconta che neppure cinquanta tra i più celebri oratori, inviati dall’Imperatore per convertire la bella e giovane Caterina al paganesimo, riuscirono nella loro missione; al contrario, finirono per riconoscere il cristianesimo come loro religione e per questo furono bruciati vivi da Massenzio.

Il nome dell’Oratorio, Santa Caterina delle Ruote, si riferisce alle torture inflitte dall’imperatore alla giovane donna, mediante un meccanismo che, attraverso quattro ruote dentate, l’avrebbero dovuta dilaniare. Come si può vedere dal grande affresco sulla parete destra della scarsella, Caterina venne invece salvata dagli angeli che distrussero le grandi ruote, bloccando l’ingranaggio con le loro spade.

Dopo l’ennesimo rifiuto a convertirsi, Caterina fu imprigionata e lasciata senza cibo. Fu nutrita da una colomba inviata da Dio e curata dagli angeli.

L’imperatore, stizzito, la mandò a morte: dal corpo della ragazza decapitata sgorgò latte anziché sangue (per questo motivo la santa è protettrice delle gestanti, oltre che degli studiosi). Gli angeli portarono il corpo sul monte Sinai e lì lo seppellirono.

Info per visite e prenotazioni:
Ufficio Cultura, +39 0556390356/357

Biglietto:
 intero € 2,60; ridotto € 1,30 (ultra-sessantenni; ragazzi dai 14 ai 21) ; gratuito (ragazzi fino ai 14 anni).

(Fonte Comune Bagno a Ripoli)
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