Gli affreschi dei fratelli Nasini
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Gli affreschi dei fratelli Nasini

Il ciclo pittorico di Abbazia San Salvatore

Abbadia San Salvatore
I lavori di riammodernamento seicentesco della chiesa abbaziale di San Salvatore richiesero, oltre alle aggiunte e alle modifiche architettoniche, un impegno decorativo, che a cominciare dal 1650 vide attivo la famiglia Nasini, e specificamente Francesco con l’aiuto del fratello Antonio Annibale, i quali vi lasciarono diversi cicli di pitture murali fino al 1694.

Francesco si era il più piacevole e incisivo narratore locale, fin dagli affreschi didascalici nella chiesa del Santuario della Madonna di San Pietro a Piancastagnaio, in cui dispiega un repertorio quanto mai vario di elementi dottrinari. Si dedica così all'impegnativa impresa di questa decorazione pittorica, passando dai riquadri del primo arcone ai tondi a cartiglio e a intreccio degli altri. Il ciclo pittorico è un documento della prima maturità del pittore di Casteldelpiano, qui ancora legato a uno stile pacato e conchiuso, i cui richiami erano ai pittori senesi del primo Seicento, in seguito l’artista amiatino si volge decisamente a un eclettismo manierato e a un cortonismo epidermico da cui saranno caratterizzate le sue imprese più tarde.

Sulle arcate trasversali del presbiteri e nelle cappelle del transetto, si svolgono quindi le pitture murali prodotte dalla facile vena, eclettica e vivace del pittore amiatino e dei suoi collaboratori, secondo una tematica illustrativa e didascalica che va dalle figure dei Santi alle storie della narrazione mariana e cristologica, alle allegorie.
Le opere dei Nasini restano testimonianze isolate e frammentarie di quel periodo secentesco che vide sprigionarsi per l'ultima volta energie davvero creative, nella lunga storia del complesso monastico amiatino.

Francesco Nasini (Casteldelpiano, 1621-1695) e Antonio Annibale Nasini
Arconi dipinti con figure di Evangelisti, Apostoli, Santi e Beati e Beate dell'Ordine cisterciense.

 
La decorazione degli arconi trasversali rivela un disegno complesso, di carattere didascalico e dottrinario, che unisce la figura di San Benedetto, fondatore dell'Ordine, ad altri Dottori della Chiesa occidentale e ad alcune Sante monache venerate all'interno della congregazione. Questo perché le pitture furono affidate a Francesco Nasini dall'abate Orazio Adami, che resse l'abbazia dal 1648 al 1659.


Francesco Nasini, I SS. Marco papa e Antonio abate; i SS. Abdon e Sennen; Apparizione del Salvatore al Re Ratchis
La caccia di Ratchis Figure di Virtù; il Redentore risorto; Cristo in pietà; Cappella del Crocifisso.

 
La decorazione della Cappella del Crocifisso, la prima del transetto destro della chiesa abbaziale, rappresenta la sintesi tra la narrazione tradizionale della fondazione dell'abbazia e la celebrazione dei Santi maggiormente venerati in sede locale, delle figure degli angeli e la stessa figura del Cristo risorto che s'affaccia dalla finta lanterna balconata della volta.
Nel susseguirsi delle scene - da destra a sinistra - il Nasini mostra di modificare sensibilmente lo stile rispetto alle figure e alle scene degli arconi, in direzione di una maggiore enfasi nelle figure dei protagonisti. Tra le figure allegoriche della Religione e della Penitenza c'è il miracoloso episodio dell'apparizione del Redentore a Re Ratchis.

Dalla parte opposta della finestra sono raffigurati i Santi Abdon e Sennen, accompagnati dalla pantera e dal leone, animali a cui furono esposti per il martirio.

Nella parete di destra è raffigurata la Caccia di Ratchis, fiancheggiata dalla Castità e dall'Obbedienza, animata da scattanti figurine di armigeri a cavallo (Re Ratchis è all'estrema destra, in sella a un destriero curiosamente teso e conscio della sua funzione di cavalcatura regia).

Nella sezione della volta superiore, la composizione ospita le figure della Fede, della Carità e della Speranza, laddove nelle riquadrature sono espresse le scene dell'Orazione nell'orto e della Flagellazione.

Nella zoccolatura sono dipinte le due figure allegoriche del Monte Amiata (coronato di fronde di castagno e con l'inconfondibile sagoma della Montagna in mano) e del Fiume Paglia (appoggiato all'orcio da cui sgorga acqua).

Sotto la parete di fondo Francesco Nasini ha composto due monumenti funebri: agli abati Ottavio Rocca (morto nel 1636) e Paolo Marzocchi.

Nell'antependio dell'altare, anch'esso in stretto rapporto con la presenza del Crocifisso nella cappella, è raffigurata la scena della Pietà sul Cristo morto, ravvivata da un insolito effetto luministico provocato dalla luce di un cero posto al centro della composizione.

Il sacello dipinto dal Nasini conferma così la su iconografia legata alla storia del cenobio benedettino e ai suoi principali motivi di devozione religiosa.



 
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