Giotto, Polittico di Badia
crop_originalOpere d'arte

Giotto, Polittico di Badia

L’opera, salvata fortunosamente dall’alluvione del novembre 1966, è stata in seguito esposta agli Uffizi

Piazzale degli Uffizi, 6

Il polittico è composto di cinque scomparti a cuspide triangolare: in quello centrale è raffigurata la Madonna col Bambino, a mezza figura; nei laterali, da sinistra, i santi Nicola di Bari, Giovanni evangelista, Pietro e Benedetto, anch’essi a mezza figura (identificabili, oltre che per la tipologia e gli attributi, per le iscrizioni sul fondo); nelle cuspidi sono dei tondi con busti di angeli e, al centro, di Cristo benedicente. E' stato conservato a lungo nel convento e poi nel Museo dell’Opera di Santa Croce, dove Ugo Procacci riuscì a identificarne l’effettiva provenienza dalla chiesa di Badia, da cui era stato rimosso con la soppressione napoleonica dei conventi (1810). In questo modo è stata definitivamente confermata l’attribuzione a Giotto che, proposta per la prima volta da Henry Thode alla fine dell’Ottocento, aveva destato qualche incertezza nella critica: infatti nei Commentari di Lorenzo Ghiberti si fa riferimento alla tavola dell’altar maggiore di Badia come a un’opera del maestro.
Nel 1451-1453 il polittico, secondo il gusto dell’epoca, venne portato alla forma rettangolare con l’aggiunta di una nuova cornice e di quattro cherubini eseguiti dal pittore Jacopo d’Antonio; questi elementi vennero rimossi in occasione del restauro del 1958, eseguito da Leonetto Tintori e Alfio Del Serra. L’opera, salvata fortunosamente dall’alluvione del novembre 1966, è stata in seguito esposta agli Uffizi. Nell’anno 2000 ha subito un intervento di manutenzione da parte di Mario Celesia.
Ogni figura occupa saldamente il proprio spazio; tra i particolari più significativi, si notano la ricca veste vescovile e il pastorale dorato del San Nicola, il gesto vivace e affettuoso di Gesù che afferra una mano e la scollatura della madre e la stola di San Pietro, che gira attorno al corpo sottolineandone la volumetria. Nonostante il modesto stato di conservazione, il polittico appare un’opera di grande impegno, in cui il pittore prosegue la ricerca di corposità e spazialità delle Storie di San Francesco ad Assisi, arricchendola con un’eleganza e un’attenzione ai particolari cha caratterizzano le sue opere della fase immediatamente successiva, come il Crocifisso del Tempio Malatestiano di Rimini o la tavola con le Stigmate di San Francesco del Musée du Louvre a Parigi (proveniente dalla chiesa di San Francesco a Pisa); per questo motivo si propone di solito una datazione entro il 1300, certamente prima della trasferta a Padova per la decorazione della cappella degli Scrovegni

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