Filippo Lippi, Madonna col Bambino, Palazzo Medici Riccardi
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Filippo Lippi, Madonna col Bambino, Palazzo Medici Riccardi

E’ la più grande raffigurazione di una Madonna a mezzo busto realizzata da Filippo Lippi

Via Camillo Cavour, 3

Il quadro rappresenta la Madonna mentre accosta con dolcezza alla propria guancia il Bambino che avanza verso di Lei in piedi su un parapetto e ne accoglie l’abbraccio: il Lippi ha così concepito una delle rappresentazioni più intime e efficaci dell’affetto materno nel panorama artistico quattrocentesco. Maria indossa una elegante veste damascata minutamente descritta; alcune perle luminose adornano il velo che Le copre la nuca e il bordo del manto leggero sulle spalle. Il gruppo dei due personaggi è inserito nel vano di una nicchia marmorea con un catino a forma di valva di conchiglia che incornicia la testa leggiadra della Madre di Dio. La salda impaginazione prospettica è sottolineata dalla luce che tornisce le forme e i partiti architettonici, mentre sottolinea i dettagli preziosi. Sul retro della tavola si trovano alcuni schizzi a pennello e inchiostro riferibili allo stesso Lippi. Di particolare interesse è la testa maschile, forse un San Gerolamo o un profeta, considerata una delle prove grafiche più importanti dell’artista. Il tabernacolo potrebbe essere un "colmo" da camera. Il dipinto è una delle opere più celebri di Filippo Lippi, databile nel settimo decennio del Quattrocento negli ultimi anni di attività dell’artista (Ruda 1993; Mannini Fagioli 1997). Ignoti rimangono al momento i committenti e la destinazione originaria. Certo è che la composizione del Lippi ebbe una particolare fortuna, copiata o imitata fino al Cinquecento inoltrato.
Il quadro è stato scoperto nel 1907 da Giovanni Poggi (Poggi 1908) in una stanza dell’ospedale psichiatrico di San Salvi, dove era pervenuto dall’Ospedale di Bonifazio. Qui era giunto dalla villa di Castelpulci presso Firenze, un tempo di proprietà dei Riccardi, acquirenti di palazzo Medici nel 1659. In base a queste notizie è stato ipotizzato che in origine la tavola sia appartenuta alle collezioni medicee nel palazzo in via Larga, e che con l’immobile sia passata poi ai nuovi proprietari (Pittaluga 1949; Marchini 1975); tale ipotesi però non trova alcun riscontro documentario.
Trasferito in palazzo Medici Riccardi dopo il ritrovamento del Poggi, il dipinto del Lippi è stato esposto al pubblico prima nel Museo Mediceo chiuso nel 1966 [LINK-FOTO] e poi nella sala Luca Giordano. Dopo un primo intervento compiuto nel 1972 dall’Opificio delle Pietre Dure, nel 2001 la tavola è stata sottoposta a un nuovo restauro affidato allo Studio Vervat sotto la direzione della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Firenze. Nell’ottobre dello stesso anno è stata infine collocata nella sala Sonnino con una nuova teca climatizzata.
A partire da Poggi (1908), il dipinto e i disegni retrostanti sono stati sempre riferiti a Filippo Lippi. Poggi (1908) datò l’opera ai tempi degli affreschi di Prato; Pittaluga (1949), Pudelko (1936) e Berenson (1932) hanno invece suggerito una collocazione anteriore, intorno al 1442-1443; Oertel (1942) e Ruda (1993) hanno ancora posticipato la realizzazione, dopo il 1460, forse contemporaneamente all’impresa di Spoleto, opinione seguita dalla Mannini e da Fagioli (1997). Il Ruda ha proposto di individuare nella testa di santo delineata sul retro della tavola uno studio per un profeta dell’Incoronazione della Vergine negli affreschi di Spoleto.
La Madonna col Bambino di Palazzo Medici Riccardi, quella degli Uffizi [LINK FOTO Soprintendenza con vecchia cornice] e quella della Alte Pinakothek di Monaco, sono le composizioni del Lippi che hanno avuto più fortuna, attraverso copie e derivazioni (si veda dopo).
La composizione, caratterizzata da raffinata eleganza e tenera affettività, si confronta con formule proposte dalla scultura coeva, quali i rilievi di Donatello e soprattutto le terracotte invetriate di Luca della Robbia degli anni cinquanta e sessanta. E’ la più grande raffigurazione di una Madonna a mezzo busto realizzata da Filippo Lippi. Lo studio della testa sul retro è stato oggetto di particolare interesse da parte di Berenson (1938) e della Dalli Regoli (1960), che lo hanno considerato la più importante prova grafica di Filippo Lippi

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