Coppo di Marcovaldo, Mosaici del Battistero, l'Inferno
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Coppo di Marcovaldo, Mosaici del Battistero

Nato nel secondo o nel terzo decennio del secolo XIII, Coppo di Marcovaldo è l'artista che introduce a Firenze lo stile pittorico bizantino, profondamente trasformato dalla sua interpretazione personale che rende vitali e dinamici i motivi prettamente orn

Piazza Duomo, 2

Pur trattandosi della personalità di maggior rilievo nel panorama artististico fiorentino prima di Cimabue, e una delle più documentate del secolo, la sua è una figura ancora assai nebulosa, le cui opere sono in gran numero perdute e il cui catalogo è stato più volte e variamente ridefinito dalla critica. Fiorentino per nascita e formazione, individuata alla scuola dell'anonimo autore della Croce n. 434 del Museo degli Uffizi a Firenze, risulta attivo anche a Siena e a Pistoia, dove a partire dal 1265 riceve commissioni per affreschi e tavole per la cattedrale. La più antica testimonianza della sua attività risale probabilmente alla metà del secolo e consiste in un intervento nella realizzazione della Pala di San Francesco nella cappella Bardi di Santa Croce a Firenze. Ma l'unica opera certa, firmata e datata 1261, è la Madonna del Bordone, dipinta da Coppo per la chiesa dei Servi a Siena quando era prigioniero in questa città, a seguito della battaglia di Montaperti; e per la prima volta nella pittura fiorentina appare lo schema iconico bizantino, con il trono a lira e la razzatura dorata sulle vesti. Probabilmente eseguita durante il soggiorno senese è anche la Croce dipinta del Museo Civico di San Gimignano, unanimemente riconosciuta come la prima opera della maturità; e di poco posteriore deve essere la pala di San Michele di Vico l'Abate, dove il gioco dei ritmi si fa più articolato e complesso, in schemi compositivi di respiro più ampio. La produzione tarda del pittore è rappresentata dalla collaborazione con il figlio Salerno all'esecuzione della Croce dipinta per il Duomo di Pistoia, documentata negli anni 1274-76, di cui spettano a Coppo le due storie del tabellone con la Deposizione nel sepolcro e le Tre Marie alla tomba. Studi piuttosto recenti hanno definito anche l'attività di Coppo come miniatore riconoscendone la mano in due codici: il Salterio conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze (Acquisti e Doni 181), corrispondente ad una fase ancora vicina a quella giovanile, caratterizzata da accordi cromatici delicati e dalla dovizia di particolari nella composizione; e la Bibbia monumentale della Biblioteca Guarnacci di Volterra (cod. LXI.8.7. [II] ), che presenta legami stilistici con le opere della maturità, in cui le figure acquistano monumentalità e i contrasti chiaroscurali si fanno più intensi.
La ricostruzione della carriera di Coppo di Marcovaldo presenta ancora problemi irrisolti. La critica non è concorde sull'attribuzione di un gruppo di dipinti che rivelano un deciso mutamento di stile rispetto a quello delle suddette opere, nella direzione di una pittura più ingentilita, di una più acuta sensibilità dei toni e di un tratto meno rapido e incisivo; fra questi: la Madonna dei Servi di Orvieto, la Croce del Museo Bandini di Fiesole, e la Madonna del Carmelo di Santa Maria Maggiore a Firenze, nella quale alcuni hanno riconosciuto anche la mano di Meliore. Inoltre rimane da definire più chiaramente il suo intervento alla decorazione musiva della cupola del Battistero di Firenze (avvenuta entro il trentennio successivo al 1271) con le immagini del Giudizio Universale, di cui gli vengono attribuiti il Cristo Giudice, i risorti e una parte del gruppo dei beati, dei dannati e dell'Inferno. Il suo stile, che ha rinnovato la tradizione pittorica mutuata dall'Oriente bizantino, costituisce un punto di riferimento per i maggiori pittori fiorentini dell'ultimo quarto del secolo, primo fra tutti Cimabue, ed esercita una netta influenza anche in altri centri della Toscana, indirizzando la cultura figurativa verso l'espressività e l'immediatezza e lasciando al contemporaneo Meliore la prerogativa di una pittura che predilige gli effetti lineari e decorativi

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