Basilica della Madonna dell'Umiltà di Pistoia
Luoghi di culto

Basilica della Madonna dell'Umiltà di Pistoia

Fondata alla fine del Quattrocento presenta una cupola del Vasari ispirata a quella di Santa Maria del Fiore di Firenze

Via della Madonna
La basilica della Madonna dell'Umiltà di Pistoia fu fondata nel 1495 su progetto di Giuliano da Sangallo al quale era stato dato l'incarico di costruire un edificio più adatto all'immagine miracolosa della Madonna affrescata su una parete della vecchia chiesa di Santa Maria Forisportam. I lavori procedettero con una certa celerità sotto la direzione di Ventura Vitoni fino al 1513: a questa data la chiesa aveva già completati il vestibolo e l'ottagono fino al primo ordine delle cappelle. Da allora e fino alla morte del Vitoni, la costruzione dell'edificio mostra segni di stallo fermandosi al secondo ordine della tribuna.

Solo a partire dal 1561 i lavori riprenderanno e saranno ultimati sotto la direzione dell'architetto granducale Giorgio Vasari per diretto interessamento, anche economico, di Cosimo I, il quale dal 1567 dispone che l'Ospedale del Ceppo e la Sapienza di Pistoia si accollino gli oneri delle spese per portare a termine l'opera.

Appena ultimata la lanterna, l'edificio comincia a presentare segni di cedimento strutturale, tanto che nel 1575, a un anno dalla morte del Vasari, Bartolomeo Ammannati (Settignano 1511 - Firenze 1592) deve intervenire per il consolidamento della cupola. Egli lavorerà anche al completamento interno della basilica, che nel 1576 si può dire quasi conclusa; nel 1579, sotto la sua direzione, sarà traslato l'affresco con la Madonna dell'Umiltà. A partire dagli anni ottanta del Cinquecento si dà inizio alla decorazione delle cappelle sotto il patronato delle maggiori famiglie pistoiesi, prima tra tutte quella Rospigliosi.
 
La facciata si presenta a filari irregolari di pietre con tetto a doppio spiovente. Essa è decorata solamente dal portale eseguito alla metà del Cinquecento dal Parigi, ed è caratterizzato da un forte aggetto della cornice che circonda l'ingresso e che fa apparire le due colonne corinzie, poste ai lati, parzialmente incassate. I due pilastri con nicchie, a fianco del portale, sono ciò che resta di un progetto seicentesco della facciata mai completamente realizzato e di cui non conosciamo l'autore. Sui due lati corti del vestibolo si aprono altri due portali. L'ottagono sormontato dalla cupola presenta un rivestimento a laterizi e costoloni in pietra. Al Vasari spettano alcune modifiche al progetto originario tra cui il rialzo del tamburo d'imposta e la trasformazione del profilo a sesto acuto della cupola in semicircolare. Il modello a cui si è ispirato l'architetto è manifestamente la cupola di Santa Maria del Fiore, ma nell'interpretazione che di essa aveva dato Michelangelo nella Basilica di San Pietro.

L'interno presenta un ampio vestibolo con cupola centrale e volta a botte le cui nervature si uniscono idealmente alle lesene delle pareti sottostanti. Tutta la copertura è rivestita di lacunari decorati da fiori, e negli spicchi della cupola sono collocate quattro valve di conchiglia. Marmo rosso di Musummano è stato impiegato per il fregio della trabeazione, i quattro spicchi della cupola e il dossale dei sedili che corrono lungo tutta la lunghezza del vestibolo. Su questo si affacciano tre portali disegnati dal Bibiena, i quali si presentano quasi punto di equilibrio, direi di compostezza, tra influenze cinquecentesche e barocche.

L'ottagono ha la parte bassa delle pareti traforata da sei cappelle radiali, mentre sul lato opposto all'ingresso si trova la scarsella, da cui si accede alla sacrestia. Gli archi d'ingresso alle cappelle sono fiancheggiati da due lesene che sorreggono una trabeazione, al di sopra della quale si trova riprodotto su due piani lo stesso motivo della coppia di lesene, qui inframmezzate da una bifora. Nella progettazione della tribuna il Sangallo ha guardato al Battistero fiorentino del quale riproduce, oltre alla forma ottagonale, la scarsella e il matroneo che corre dietro le bifore. L'attico del Vasari mostra invece una chiara derivazione michelangiolesca, per il carattere anti-normativo della sua architettura.

Al carrarese Pietro Tacca, allievo di Giambologna, si deve l'altare maggiore, contenente la sacra immagine della Madonna. La leggenda vuole che nel 1790, durante gli scontri tra le fazioni dei Panciatichi e Cancellieri, dal dipinto della Vergine Maria scendessero alcune gocce di “prodigioso licore”, segno inequivocabile della sofferenza della Madonna nel vedere i pistoiesi dilaniati dalle lotte intestine.

La Madonna dell’Umiltà conserva, inoltre, un importante organo costruito dal cortonese Cesare Romani (1544 – 1616) nel 1581, attualmente in fase di restauro. Lo strumento, alto circa 2 metri, si trova nella cantoria sotto la cupola del Vasari ed offre un prospetto con 33 canne. Dopo l’intervento di ripristino il nuovo organo dovrà avere un manuale di 45 tasti e una pedaliera di 9, senza registri propri, sempre unita al manuale.
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