Kelebe, Pittore di Hersione
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Antiquarium di Sant'Appiano di Barberino Val d'Elsa

Ha sede nei locali annessi alla pieve

Sant'Appiano, 1

Fra il 1907 e il 1910, a seguito di lavori agricoli, furono rinvenute alcune tombe etrusche a camera che, sebbene violate in antico, hanno restituito un cospicuo gruppo di reperti riferibili ad un arco di tempo che va dall'VIII al II secolo a.C., spesso di qualità artistica davvero notevole e di produzione non solo locale, come testimoniano le numerose ceramiche attiche a figure nere e rosse databili fra VI e IV secolo a.C. e le urne funerarie in alabastro di epoca ellenistica e di tipo volterrano con raffigurazioni del mito greco. Tale varietà nella tipologia degli oggetti trova una ragione soprattutto nella posizione privilegiata del luogo dal punto di vista commerciale, all'incrocio di direttrici viarie importanti già in epoca etrusca e romana, ma ancora di più nel Medioevo, quando il percorso lungo la valle dell'Elsa venne a coincidere con la Francigena.

I reperti archeologici riferibili al I secolo a.C. e a quelli successivi sono nettamente inferiori sia numericamente che qualitativamente, segno che durante l'età imperiale vi fu in tutta la zona un calo demografico e una regressione della vita culturale, fenomeno da collegare con il declino del vicino centro etrusco di Volterra, al quale non si sostituì una altrettanto fiorente colonia romana. Queste colline erano comunque frequentate e le origini dell'attuale pieve di Sant'Appiano vanno ricercate propio in un tempietto pagano, trasformato successivamente in luogo di culto cristiano e infine soppiantato dalla primitiva chiesa a pianta centrale e forma ottagonale, che venne a coincidere con l'antico battistero, di cui oggi rimangono quattro grandi pilastri sul prato antistante la facciata. In uno stesso edificio, dunque, date le dimensioni ancora ridotte della comunità, si svolgevano il rito eucaristico e quello battesimale.

In questa regione la vita tornò a pulsare solo in età longobarda e durante tutto il periodo carolingio la zona andò ripopolandosi, sia per il generale esodo dei cittadini verso la campagne in seguito alle invasioni barbariche, che per la forza di attrazione della vicina Francigena. Così alla vecchia chiesa paleocristiana, ormai inadeguata alle nuove esigenze, rimase la funzione battesimale e negli anni a cavallo fra il IX e il X secolo venne edificata la nuova pieve.
Il complesso è costituito dalla chiesa, con annessi il chiostro e la canonica, e da quello che rimane dei pilastri cruciformi del battistero, che recano scolpiti nei capitelli simboli cristiani.

L'edificio della pieve, costruito in epoca protoromanica con impianto a tre navate absidate, altare sopraelevato e cripta sottostante, si presenta attualmente come il risultato dello stratificarsi di molte trasformazioni architettoniche. Le parti originali sono ancora riconoscibili nella navata sinistra, divisa in cinque valichi di cui quattro hanno archi con risega e poggiano su solidi pilastri quadrangolari, e nelle arcatelle pensili della tribuna esterna, dove è ancora visibile la finestrella quadrangolare in alabastro corrispondente alla cripta oggi scomparsa. Nel 1171 un fulmine colpì il campanile, che cadendo distrusse quasi interamente la navata destra della chiesa, prontamente ricostruita con materiale diverso, il laterizio, e secondo il gusto del romanico più tardo. Le arcate, più slanciate, poggiano su colonne cilindriche con capitelli in pietra decorati da foglie d'acanto, che si infittiscono man mano che si procede verso il presbiterio, finchè nell'ultimo, che corona tutto il fascio di semipilastri addossato all'abside, si vedono dei volti umani dai tratti ben marcati, che hanno permesso di collegare questi interventi alla scultura romanica piacentina. E' di influenza analoga anche l'architrave scolpito sulla porta laterale di accesso al chiostro, che riporta la data della distruzione del campanile sotto l'immagine di San Michele Arcangelo con il drago.

Nel 1476, per armonizzare le proporzioni interne dell'edificio fu aperta la cappella a pianta quadrangolare in capo alla navata sinistra, in modo che risultasse simile e simmetrica alla base del campanile sul lato destro. Le successive modifiche architettoniche furono quelle apportate nella prima metà dell'Ottocento, ad opera soprattutto del pievano Moggi che oltre a far rialzare il campanile, modificandone la parte terminale, fece ridipingere tutto l'interno della chiesa e con probabilità anche la facciata esterna, che mostra tracce di intonaci e di finestre aperte e rimurate. Ultimo nefasto intervento è stato quello intrapreso all'inizio di questo secolo con l'apertura di due finestre circolari sulla facciata e l'allargamento delle finestre romaniche sul lato ovest della navata centrale, cui l'opera di ripristino avviata dalla Soprintendenza negli anni Sessanta non ha potuto porre rimedio.


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