Riserva Naturale Senese Pigelleto
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Riserva Naturale Senese Pigelleto

La sua storia è stata segnata dall'attività mineraria per l'estrazione del cinabro

Piancastagnaio
La Riserva del Pigelleto, collocata a sud di Piancastagnaio, al confine con la provincia di Grosseto, si inserisce sui rilievi che congiungono il cono vulcanico del Monte Amiata (1738 m) con il Monte Civitella (1107 m) presso Castell’Azzara.L’area è dominata da Poggio Pampagliano (969 m), che con Poggio La Roccaccia e Poggio Roccone, di poco più bassi, forma una dorsale arcuata verso nord-est, che fa da spartiacque tra il bacino del fiume Paglia, in cui si gettano i torrenti Senna e Siele, e quello del fiume Fiora, di cui è tributario il torrente Scabbia. La storia del Pigelleto, come di tutto il territorio amiatino, è stata fortemente segnata, almeno negli ultimi due secoli, dalla attività mineraria per l’estrazione del cinabro, di cui oggi rimangono numerose testimonianze.


La Riserva protegge un eterogeneo comprensorio boscato, ricco di specie vegetali, tra le quali assume un particolare rilievo la presenza dell’abete bianco come specie spontanea (Pigello è infatti il nome locale dell’abete bianco), caso rarissimo in tutto l’Appennino e quasi unico a queste altitudini, possibile grazie al particolare microclima dei versanti esposti a nord della Riserva, a microclima fresco e umido e ben riparati dai venti marini. Il bosco del Pigelleto è per buona parte un bosco ad alto fusto, erede del tipo di taglio che vi si praticava durante il periodo di attività mineraria, che ha probabilmente contribuito a mantenere ottimale la rinnovazione spontanea dell’abete bianco. L’abete bianco è misto al faggio, al cerro, al carpino bianco, al carpino nero e a diverse specie di aceri, fra cui sono abbondanti l’acero di monte e l’acero opalo. Fa inoltre la sua comparsa anche il tasso, mentre fra gli arbusti è presente la rara belladonna.

Nelle situazioni più calde della Riserva, la vegetazione cambia in modo evidente, e il cerro diviene la specie dominante, mentre la presenza dell’abete è solo sporadica. Il bosco si interrompe per brevi tratti, in piccole radure o lungo i sentieri, lasciando il posto ad arbusteti radi, colonizzati dalle specie più bisognose di luce, come la viola etrusca, un endemismo della fascia submontana e montana della Toscana meridionale. La fauna è quella tipica dei boschi ben conservati. Accanto allo sparviere, è degna di nota la segnalazione della presenza dell’astore, raro rapace forestale, del picchio verde, del picchio rosso maggiore, del torcicollo, del rampichino, del ciuffolotto e della cincia bigia. La diffusa presenza di alberi ad alto fusto, piuttosto distanziati fra loro, offre buone possibilità di vedere caprioli e cinghiali nel sottobosco, sempre che il silenzio accompagni le escursioni. I mammiferi contano inoltre specie importantissime come la martora e il lupo, entrambi divenuti molto rari in tutta Italia a causa del disturbo antropico e della distruzione del loro habitat.
In prossimità di uno dei tanti piccoli ruscelli che attraversano la Riserva è stata recentemente segnalata la salamandrina dagli occhiali, importante anfibio endemico della nostra penisola.
(Articolo a cura della Provincia di Siena)


Accesso persone diversamente abili: si
Accoglienza qualificata: no
Disponibilità altro personale: si, su prenotazione
Presenza mezzi di trasporto: no
Sentieri specifici: si, motori
Altri sentieri accessibili:
Caratteristiche altitudine:
Accessibilità centro visita:
si

Per approfondimenti: http://www.turismopertutti.terresiena.it/

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