Rocca di cerbaia
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Rocca di Cerbaia

Su un colle diruto nella Val di Bisenzio, tra Usella e Carmignanello, si erge ancora oggi , minacciosa e imponente, la Rocca di Cerbaia, così chiamata per la presenza sul suo territorio di cervi, secondo alcuni, di cerri secondo altri

Cantagallo
Le sue origini risalgono probabilmente al XII secolo: essa fu concessa da Federico Barbarossa ai Conti Alberti che ne fecero il fulcro di un sistema difensivo posto a guardia della "strada di Lombardia".  Tra il XII e il XIII secolo la rocca venne utilizzata dai Conti Rabbiosi come baluardo durante la contesa per il dominio del territorio con la Repubblica di Prato. L'esito finale di tale lotta fu l'eliminazione in questa zona del sistema feudale e il progressivo allontanamento degli Alberti da Prato e dalla Val di Bisenzio.  La Rocca tuttavia, non fu solo uno strumento di guerra, ma fu anche la residenza di Cunizza che trascorse qui gli ultimi anni della sua vita dettando le memorie della sua avventurosa esistenza. "E forse nella solitudine e nel silenzio di questi luoghi rivolse a Dio il suo cuore, conducendo quella vita di espiazione e carità per cui Dante doveva porla nel cielo di venere" (Gabrielli, Prato, guida della città, guide Editars, Firenze, 1880).

L'ultimo conte di Cerbaia fu Niccolò d'Aghinolfo a cui la repubblica fiorentina diede 6200 fiorini d'oro per impossessarsi della Rocca, onde tenere a freno la tracotanza dei figli di messer Piero Dei Bardi, feudatario di Vernio. Nel quattrocento la rocca fu quasi smantellata, ma nel 1512 il podestà di Prato la fece nuovamente munire per difendere la città dall'esercito spagnolo. Passata nel seicento ai Novellucci, nobile famiglia pratese, la rocca entrò a far parte della tenuta di Gricignana di proprietà di tale famiglia, prima di essere acquistata dagli Edlmann nell'ottocento. L'ultimo passaggio di proprietà è avvenuto in tempi recentissimi: infatti, il 27 aprile di quest'anno la rocca è stata acquistata dal Comune di Cantagallo che intende recuperare il monumento, considerando il suo valore storico e simbolico per l'intera Val di Bisenzio.


Fortunatamente, anche se avanzate sono le condizioni di degrado della Rocca, è comunque possibile ricavare da una sua attenta osservazione, delle importanti considerazioni sulla sua struttura architettonica. Del castello, costruito in pietra arenaria locale, restano parti della cerchia inferiore con portale, una cisterna coperta da una volta a botte e muri affioranti da altri edifici, tra cui una cappella. Oltre a ciò sono leggibili le finestre armate, le feritoie, nicchiette – porta lucerna, i vani di alloggiamento delle travi che costituivano l'appoggio per il solaio del mastio. Tale mastio, presenta una originale pianta pentagonale ripresa sia dal torrione esterno che dalla torre di vedetta interna che in origine doveva essere sicuramente molto più alta. Molti studiosi ritengono che il mastio sia stato costruito intorno alla metà del duecento, sulla base di alcune affinità tra la struttura della rocca e il castello di Prato edificato, appunto, intorno alla metà del XIII secolo. Tali affinità sono riscontrabili non solo nel materiale di costruzione, ma anche nel rigore volumetrico dei due pentagoni inscritti che ricordano la forma dei due bastioni del monumento pratese.


La leggenda affermatasi nel XV secolo e ripresa poi da V. U. Fedeli, profondo conoscitore della storia e delle tradizioni locali, narra che in una notte nevosa del 1285 Dante, non ancora ventenne, bussò più volte al portone della rocca per chiedere asilo. Il suo appello rimase inascoltato, il ponte levatoio rimase inesorabilmente chiuso e il Poeta, intirizzito e stanco, fu costretto a ripararsi in una capanna di pastori poco più a valle. 


Di fatto, elementi storici concreti che possano avvalorare la tradizione non ce ne sono, tranne alcune note a margine di un Codice della biblioteca Clarecini di Cividale del Friuli. Tuttavia, se fragili sono le basi su cui posa la tradizione, sicura è invece la condanna che Dante sentenzia per Napoleone e Alessandro, figli di Alberto degli Alberti, che si uccisero a vicenda per questioni di eredità. "Se vuoi saper chi son cotesti due/La valle onde il Bisenzio si dichina/Del padre loro Alberto e di lor fue./D'un corpo usciro: e tutta la Caina/Potrai cercare e non troverai ombra/Degna più d'esser fitta in gelatina". Alessandro e napoleone vengono quindi conficcati per l'eternità nel ghiaccio della Caina, dove si trovano i traditori dei parenti. Un altro personaggio di dantesca memoria di cui abbiamo già parlato, è Cunizza, figlia di Adelaide degli Alberti e di Ezzelino II da Romano che si incontrarono proprio nella Rocca. Cunizza, sposa del conte Rizzardo di Bonifacio, abbandonò il marito edebbe diversi amanti. In tarda età, però, si pentì della sua vita dissoluta e si dedicò ad opere di carità, guadagnandosi un posto nel cielo di venere all'interno della Divina commedia.


Nel 1921, a proposito della rocca di Cerbaia, V. U. Fedeli scriveva: "Oggi lassù sibila il vento a la serpe che muove le sue spire tranquilla tra i ruderi abbandonati. (…). Lassù tutto è mutato e forse tra un secolo non rimarrà più nulla di tanta grandezza:" Effettivamente, guardando lo stato attuale di degrado della rocca, le parole dello scrittore sembrano una ineluttabile profezia: la rocca, infatti, è insidiata da crolli e lesioni e al danno operato dalle intemperie e dal tempo, si aggiungono le opere di alcuni ignoti che nel passato hanno intaccato il perimetro della rocca, procedendo ad una sistematica asportazione delle sue strutture architettoniche. Tuttavia, finalmente, sembra che le cose da oggi in poi cambieranno per Cerbaia: infatti, come già accennato, il 27 aprile del 1999 il Comune di Cantagallo ha acquistato dalla famiglia Edlmann l'imponente castello e già numerose sono le proposte e le iniziative avanzate per un suo recupero e una sua valorizzazione. Gli interventi partiranno da una fase conoscitiva del bene e delle sue potenzialità, attraverso non solo una ricerca basata su materiale storiografico proveniente da fonti diverse, ma anche attraverso una attenta ricerca archeologica. Le iniziative riguarderanno non solo la struttura del monumento, ma anche la zona circostante che sarà trasformata in un parco di archeologia medievale, arricchito con sentieristica attrezzata e percorsi guidati.

Cantagallo
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L'abitato che dà il nome al Comune è situato nella valle del Rio Ceppeta, alle sorgenti del fiume Bisenzio, circondato dalle verdeggianti montagne dell'Appennino tosco-emiliano. Il borgo medievale di Cantagallo, totalmente distrutto durante la seconda guerra mondiale, rappresenta una base ideale per le escursioni sui monti circostanti da cui si godono ampie vedute panoramiche. ...
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