La cupola di S. Maria del Fiore, Firenze
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La cupola di S. Maria del Fiore, Firenze

La cupola è sorprendente moderna : una doppia calotta, in cui la cupola estema, più sottile, è intesa a proteggere quella interna dalle condizioni ambientali esterne

Piazza del Duomo

Quando, nel 1420, Filippo Brunelleschi è nominato provveditore sopra la costruzione della cupola della cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore i termini entro cui deve essere realizzata la costruzione sono già stabiliti dagli interventi precedenti (Arnolfo, Talenti). Il diametro interno libero Cm. 41,50) è vicino al limite massimo per le cupole murarie di qualsiasi tipo. Dai tempi del Pantheon non esistevano esempi di cupole ditali dimensioni. La fiducia in tali strutture era stata gravemente scossa dal crollo, nel 1346, della cupola di Hagia Sofia a Costantinopoli. Nel 1400 i fiorentini avevano dovuto rinforzare le strutture del Battistero che avevano dato segni di cedimento. Anziché recuperare tecniche precedenti Brunelleschi inventa una tecnica fondata sulla conoscenza del "modo di murare" dei romani e anche delle esperienze medievali (orientali), mettendola al servizio di una nuova concezione e di un nuovo ordine dei problemi tecnici, culturali, estetici, in gioco nella realizzazione della cupola. La possihilità di costruire la cupola è affidata sostanzialmente all'adozione di una tecnica costruttiva che eviti ogni pericolosa discontinuità nella muratura (27.000 tonnellate) e consenta di evitare gli enormi problemi di realizzare un'armatura lignea a centine tradizionale delle dimensioni richieste. La struttura di mattoni a spinapesce adottata da Brunelleschi consiste nel realizzare la muratura ad anelli, in ognuno dei quali vengono previsti e predisposti agganci in verticale per gli anelli successivi. Così la cupola può realizzarsi come forma crescente autoportante.
La cupola è sorprendente moderna: una doppia calotta, in cui la cupola estema, più sottile, è intesa a proteggere quella interna dalle condizioni ambientali esterne, pur collaborando insieme grazie a potenti costoloni di collegamento. All'esterno in particolare è evidente il distacco dalla soluzioni figurative dell'architettura gotica, nel rifiuto del moltiplicarsi delle forze (guglie libere ecc.), nel rigore con cui viene perseguita la convergenza delle forze verso l'alto affidandone la soluzione formale a una sintesi formidabile di linee e superfici continue e concorrenti all'unità liberandosi anche da ogni adeguamento al disegno più articolato e minuto della fabbrica sottostante.
Prima potente espressione di una consapevole sintesi dei due mondi culturali greco e gotico, la cupola si configura in definitiva come diaframma sensibile teso tra lo spazio esterno e quello interno, diaframma limite tra due entità spaziali. Lo slancio e la forma dinamica (sesto acuto e sezione di ellisse) si risolvono in una tensione interna a un equilibrio calcolato, in un risultato di cupola librata e sospesa sulla città, risultato dell'equilibrio di tutte le forze.
La città non è più un tessuto dal quale emergono assi verticali di riferimento (torri e campanili): la cupola, per dimensione e
per forma, si stacca e si impone a tutto il resto e le torri e i campanili (compreso quello di Giotto) assumono un ordine e un significato preciso di rapporti tra loro dovendo tutti riferirsi alla cupola che si libra tra tetti e cielo al centro del sistema urbano. L'intelligenza del capolavoro urbano che è la cupola si realizza nella splendida, sintetica definizione di Leon Battista Alberti, nel contesto della dedica al Brunelleschi del suo trattato Della Pittura: "erta sopra i cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti i popoli toscani". "Erta sopra" esprime da una parte il significato della tensione della linea generatrice scelta per i costoloni, dall'altra il fatto che la cupola non è dominata dallo spazio universale ma è essa stessa a creare il proprio spazio stabilendo ogni rapporto e ogni misura rispetto a sé. "Ampla" esprime la fondamentale qualificazione di distensione e circolarita della cupola librata, mentre d'altra parte introduce immediatamente ("ampla da") al concetto della dimensione di questa struttura urbana rapportata al territorio. Ancora, nel contrasto accordato tra i due termini ("erta sopra" - "ampIa da") è espressa con concisione mirabile la soluzione di tutte le forze, di tutte le strutture, di tutti gli equilibri, di tutte le proporzioni in sé e rispetto alla città, di tutti i problemi tecnici e strutturali, nella astrazione assoluta e nella tensione della linea della sua sezione, ecc. Infine, le parole dell'Alberti sottolineano che la nuova dimensione formale corrisponde anche alla nuova dimensione politica della città.
La cupola è grande ma la dimensione non si qualifica nel senso della cattedrale gotica che da vicino 'rapisce', aspira, e da lontano diventa massa atmosferica e si fonde con la natura. E' una forma esatta e dinamica che da vicino coinvolge e raccoglie le forze e le visuali che convergono su e ripartono da essa; e da lontano mantiene, grazie al profilo e alla soluzione del rapporto costoloni bianchi - spicchi rossi, le sue capacità di misura e costituisce sempre una figura perfettamente individuata e verificabile che stabilisce una proporzionalità tra i vari elementi della visione. Fin quando la cupola è visibile, da qualsiasi distanza la si veda, essa ripropone la stessa figura esatta definita da linee e superfici. I momenti successivi della straordinaria esperienza emergono con emozionante progressione nella biografia del Manetti, con una intensità che va al di là di ogni volontà già presente nel biografo, di creare un mito, anzi tanto più significativa in un autore che si sforza di risolvere secondo i canoni umanistici ogni aspetto biografico: Brunelleschi è a Firenze (1417); è chiamato dagli Operai dell'Opera e espone le sue idee per voltare la cupola, suscita interesse, ma anche molti dubbi; allora chiede di lasciare Firenze e torna a Roma e vi studia nuovamente i modi di voltare degli antichi senza preoccuparsi delle spese "avendo sempre nella mente lo edifizio di detta chiesa di Firenze"; nel 1419 è a Firenze e viene chiamato a intervenire nel Consiglio per la cupola; sostiene, lui solo, la possibilità di voltare senza centine; la discussione dura più giorni; gli Operai, di fronte alla sua ostinazione nel sostenere un'idea che sembra assurda lo fanno più volte "portare di peso fuorj, come se ragionassj stoltamente e parole da ridensene"; realizza la cappella Ridolfi in S. Jacopo Sopr'Arno come prova della sua ipotesi tecnica; stende un programma della costruzione; viene nominato capomaestro;accetta un pagamento inferiore e il limite del livello di 14 braccia come prova pur di tagliare corto alla discussione e alle opposizioni; accetta di spartire con Lorenzo Ghiberti l'incarico; fa un modello di legno della cupola; è chiamato "ghovernatore della cupola magiore" come il Ghiberti; lui solo è chiamato "inventore"; si comincia a voltare secondo le sue direttive; le paure e le opposizioni aumentano; allora fingendo di essere malato dimostra l'incompetenza di Lorenzo e che la sua presenza è indispensabile; così ottiene la divisione dei compiti tra lui e Ghiberti; costruisce nuovi modelli; è sempre circondato dai curiosi e se ne lamenta, gli vengono fatti scherzi; quando la costruzione è giunta a sette braccia ottiene l'incarico per completare tutta la cupola compresa la lanterna; gli viene richiesto che ognuna delle otto facce della cupola sia assegnata a un "maestro di cazuola"; risolve lo sciopero delle maestranze che rifiutano di essere completamente subordinate a lui, dimostrando di poter proseguire con nuovi operai da lui istruiti e diretti; escogita diversi "provvedimenti e industrie" per vari problemi della costruzione (venti, terremoti, e il peso stesso); fa continuamente modelli di particolari e li dimostra agli operai praticamente, con la terra molle, con la cera, con legname, o con grosse rape tagliate col coltello; provvede ai pericoli degli operai - "non che pericolj ma le paure e gli orroij di quegli che muravano e che servivano loro" - e "che vi fussi chi vendesse vino e chi pane e chuochj" sulla cupola in costruzione anche per guadagnare tempo; sceglie e controlla personalmente tutti i materiali e ogni particolare; l'organizzazione è ormai perfetta e l'opera si compie. Anche solo da questa sintetica cronaca del farsi della cupola emerge con evidenza che già in quest'opera il Brunelleschi non è più l'architetto compartecipe o delegato della comunità tutta ma piuttosto l'interprete che risolve nella sua visione personale il momento collettivo.
La Cupola è inaugurata il 25 marzo 1436 con le melodie del mottetto a quattro voci Nuper rosarum flores di Guillaume Du Fay, giunto appositamente dalla Francia. Mentre Brunelleschi è impegnato nella straordinaria impresa della grande cupola, altri grandi artisti del primo Quattrocento contribuiscono a completare la qualificazione della piazza della cattedrale concepita già nel Trecento come centro della cultura visualizzata per il popolo attraverso le serie di ricchi cicli decorativi simbolici: temi del Vecchio e del Nuovo Testamento nelle porte del Battistero, nelle nicchie del Campanile e nella facciata arnolfiana del duomo; rilievi delle Arti e dei Mestieri nella prima fascia del Campanile. Donatello, Nanni di Banco, Nanni di Bartolo, Niccolò Lamberti concorrono a completare e arricchire il complesso. Ghiberti lavora oltre un quarto di secolo (1425-1452) alle porte del Battistero di cui Michelangelo dirà che "son tanto belle ch'elle starebbon bene alle porte del Paradiso". Nel 1425 Masaccio affresca sulla pane di sinistra di S. Maria Novella la Crocifissione per la quale è stata ipotizzata la collaborazione del Brunelleschi nel disegno della prospettiva architettonica. "Quello che vi è bellissimo, oltre alle figure, - scriverà il Vasari - è una volta a mezza botte tirata in prospettiva, e spartita in quadri pieni di rosoni che diminuiscono e scortano così bene, che pare che sia bucato quel muro".
(Articolo a cura dell' APT di Firenze)

Accesso handicap:
No, 463 scalini

Contatti:
Piazza del Duomo
FIRENZE (FIRENZE)
Telefono: 055 2302885
E-mail: opera@operaduomo.firenze.it
http://www.operaduomo.firenze.it/luoghi/cattedrale.asp

 

 

 

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